La situazione del turismo a Bergamo può essere sintetizzata con quella frase che a scuola ci faceva impazzire: «Il ragazzo studia, ma potrebbe dare di più».

Eppure, dalle varie puntate dell’inchiesta di queste settimane è proprio l’immagine che abbiamo ricavato: un territorio dalle grandi (davvero) potenzialità, ma che non riesce ancora a compiere l’atteso salto di qualità. Nonostante abbia tutte le carte in regola, e pure qualche asso nella manica.

Guide e rete
Il dato decisamente più sorprendente è stato scoprire come Bergamo sia molto quotata nelle guide in lingua inglese, quelle diffuse nella stragrande maggioranza del mercato. Prima di approfondire la questione eravamo convinti (temevamo) di essere stretti nel più classico degli stereotipi, ovvero quasi residuali nelle attenzioni dei turisti stranieri, divisi tra Chiantishire (Toscana & dintorni), laghi vari e città d’arte. E invece con somma soddisfazione e sollievo abbiamo scoperto che nell’ultima categoria Bergamo c’è a pieno diritto, e con giudizi più che positivi, in taluni casi assolutamente lusinghieri. Del resto, il successo che il camper di ha raccolto facendo promozione nelle piazze di mezza Europa conferma che il prodotto piace assai: a questo punto forse è il caso che ce ne convinciamo noi bergamaschi…

Sul versante più tecnologico si attende con impazienza il portale unico del turismo : ora come ora l’offerta c’è, ma è decisamente spezzettata tra i siti di Comune, Provincia, Ascom e Turismo Bergamo. Alcuni sono funzionali e interessanti, altri meno, ma il rischio dispersione è assolutamente reale. Un’offerta unitaria e coordinata on line può solo giovare a un turista che con l’avvento dei voli low cost è sempre più orientato a costruirsi il proprio pacchetto-vacanze all’insegna del fai-da-te e che quindi ha in Internet la principale fonte.
Per questo motivo il battesimo del portale www.visitabergamo.it annunciato per l’autunno è atteso con una certa impazienza: potrebbe essere l’inizio della svolta, o quanto meno la tangibile dimostrazione che i diversi attori del turismo bergamasco sono intenzionati davvero a lavorare insieme. In modo sì virtuale ma decisamente più concreto delle velleità modello «Alla conquista dell’Est» con tanto di prestigiose sedi in Paesi che non hanno proprio prodotto risultati in termini di presenze turistiche. O almeno non tali da giustificare siffatti investimenti immobiliari.

Arte & musica
Teniamo a mente e ripetiamo come un mantra, Donizetti e Carrara, Carrara e Donizetti: le nostre punte di diamante sono queste. La collezione d’arte dell’Accademia è citata in tutte le guide con termini più che lusinghieri, e in talune l’elenco dei grandi maestri esposti fa semplicemente venire i brividi. Per essere chiari, se un tale florilegio di opere d’arte fosse esposto in un qualsivoglia museo europeo sarebbe per tutti una tappa irrinunciabile: forse è il caso che noi bergamaschi cominciamo a prendere consapevolezza che Velasquez, Pisanello, Tiziano, Raffaello, Moroni e via discorrendo non sono opere da museo di provincia e che la Carrara è un tesoro inestimabile. Da valorizzare e sfruttare, in senso buono.

I lavori in corso da un lato ci hanno impedito un adeguato parallelo con altre strutture europee ben più considerate (una provocazione, la Gemaldegalerie di Dresda…), dall’altro possono rappresentare un nuovo inizio per la Carrara, una sorta di simbolica rinascita. Anche nella considerazione dei bergamaschi. Il grande evento, la mostra, serve sicuramente, ma indipendentemente da questo la nostra Pinacoteca ha tutte le carte in regola per attirare visitatori già di suo. Va solo promossa meglio e di più. Cominciando magari con aggiornare il sito internet, che non guasterebbe…

Diverso il discorso di Gaetano Donizetti, per il quale l’evento sembra invece una necessità assoluta. La direzione imboccata dal nuovo corso avviato con il festival fa ben sperare in termini di presenze, ma è di tutta evidenza che per fare di Bergamo la città donizettiana serva un salto di qualità. Il modello da seguire (per stessa ammissione dei vertici del teatro bergamasco) è quello che Pesaro ha attuato con Gioacchino Rossini.

Negli anni passati sono stati persi troppi treni e forse i tempi in una società ed economia profondamente manifatturiera non erano ancora maturi. Ora le cose sono cambiate, purtroppo in peggio sul versante economico, il che porta (per amore e per forza…) a un cambiamento di prospettiva, dove la gestione della cultura anche in termini di mercato può portare a un duplice effetto: un arricchimento culturale e anche economico. E non guasta in entrambi i casi: un festival donizettiano concepito come evento (sul modello di Bergamo Scienza) vuol dire turisti, presenze, coperti e opportunità per tutto l’indotto. La città deve accettare questa sfida e prepararsi adeguatamente, cominciando dalla valorizzazione dei luoghi donizettiani.

Una bussola, please…
A proposito di luoghi, sarebbe carino raggiungerli senza troppi mal di testa. In tal senso, la segnaletica turistica continua a essere quello che è, cioè abbastanza confusa e a tratti fuorviante: da quella che consente di raggiungere gli uffici turistici alle indicazioni sui monumenti veri e propri. In taluni casi imprecisa, in altri semplicemente assente. L’impressione (e forse non solo quella) è che si tratti di interventi scoordinati ed effettuati in diverse fasi: sarebbe opportuno che il Comune facesse un censimento della segnaletica turistica per valutare quale sia ancora attuale, quale debba essere rivista ed eventuali new entry. Per esempio la casa del Donizetti che a Colle Aperto non è manco indicata: e dista poche decine di metri a piedi. Sempre in termini di assistenza e prime indicazioni al turista, attendiamo con curiosità il debutto dell’ufficio informazioni all’Urban Center della stazione autolinee, dove troveranno posto anche gli uffici di Turismo Bergamo e il tanto agognato deposito bagagli. Sarà un assoluto punto di riferimento per chi arriva a Bergamo in treno o con l’autobus da . Ma resta il grande rebus dei turisti automuniti che, arrivando dall’autostrada, prima si ritrovano loro malgrado nella folle giostra del rondò con indicazioni multiple, contraddittorie e che aggiungono confusione a confusione: poi di fatto non hanno un ufficio informazioni al quale appoggiarsi. Né ora né nel prossimo futuro, perché all’Urban Center parcheggiare è e resterà difficile: in seconda battuta sarà utile pensare a un ufficio dedicato, sul modello di molte città europee (il modello è Salisburgo), magari negli spazi di viale Autostrada che ospitano il Punto Blu.

Gli
La situazione della ricettività alberghiera a Bergamo è decisamente migliorata: lo testimonia l’apertura in questi ultimi anni di diversi alberghi. Le possibilità di ulteriori insediamenti previste dal Pgt (Piano di governo del territorio) ormai vigente raccoglie molto interesse tra gli operatori: c’è da auspicare l’insediamento di qualche catena di fascia 2-3 stelle (modello Ibis) che bilanci le categorie più elevate che si sono fatte strada in questi anni. Va però detto che spesso queste ultime hanno soprattutto una clientela d’affari e quindi nei weekend abbassano le tariffe spesso in modo significativo, come appare da diversi siti specializzati. Di certo Bergamo rimane una città difficile per i turisti versione famiglia, e da solo il pur eccelso Ostello della Gioventù non può bastare: questo è probabilmente il versante sul quale lavorare di più, anche se non particolarmente gradito alle grandi catene che ormai monopolizzano il mercato. Una soluzione possibile possono essere i , sempre più numerosi e sempre più ricercati soprattutto dai turisti stranieri: per i bergamaschi potrebbe essere un nuovo terreno di sfida.

Un taxi, per favore…
Per il turista non sembra nemmeno esser un problema il fatto che alberghi o B&B siano ubicati in periferia o nell’hinterland, ma qui entra in ballo un’altra questione, non legata alla ricettività quanto alla mobilità: la situazione dei taxi a Bergamo non è proprio all’altezza di una città che vuole essere turistica. Le auto disponibili sono 36 più 10 a Orio, contro le 103 di Brescia e le 170 di Verona. La sera trovarne uno è una mezza impresa e spesso bisogna aspettare più di mezz’ora: una situazione che per i turisti stranieri (molto avvezzi all’uso di questo mezzo anche nei propri Paesi) è decisamente inconcepibile e non offre una buona immagine di Bergamo. Studente che s’impegna, studia anche, ma può decisamente dare di più, appunto: e da un’eventuale promozione ci guadagneremmo davvero tutti.

Dino Nikpalj – L’Eco di Bergamo