L’operosità, punto di forza della Valle Brembana

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Dalle miniere, ormai in disuso da tempo, al legname, l’agricoltura e la pastorizia, l’operosità, punto di forza della Valle . Il lavoro e la produttività hanno da sempre caratterizzato l’operosità delle genti che popolano l’Alta Valle , tra le attività preminenti si ricordano le antiche miniere, ormai in disuso da tempo, il legname, l’agricoltura e la pastorizia, nonchè la produzione lattierocasearia. Dalle miniere in tempi remoti attorno al XIII secolo, venivano estratti nei vari giacimenti ora dismessi di Valtorta, Carona, Santa Brigida, Fondra ecc.

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Sacra Spina Vistallo, l’assassino che divenne un eroe

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Strano come nel cristianesimo anche dalle cose più turpi fioriscano spesso storie di fede vera, che finiscono in Gloria. La Sacra Spina in fondo per Gesù è stata uno strumento di tortura, una «burla atroce» – come la definì il vescovo Giulio Oggioni – e anche quella conservata a San Giovanni Bianco è una reliquia sporca, in senso non solo metaforico, di sangue. È qui in non grazie alle gesta di un eroe o alla limpida fede di un santo ma ai maneggi di un poco di buono e in virtù di una rapina – si direbbe oggi – aggravata dall’uso di armi, dal sequestro della persona offesa e, se vogliamo, anche dai futili motivi.

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Le origini della Valbrembana

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valli-orobicheNon è possibile trarre limpide conclusioni dalle attuali, seppur coerenti, supposizioni che delineano l’antica storia della nostra valle . Nonostante i ritrovamenti di antichissimi siti e gli accurati studi storiografici, ancora non è possibile trarre limpide conclusioni dalle attuali, seppur coerenti, supposizioni che delineano l’ antica storia della nostra valle. I notevoli studi eseguiti indicano che i primi insediamenti risalgono agli anni attorno al 402 d.C. Settantaquattro anni prima della deposizione dell’ ultimo imperatore Romolo Augusto, e della conseguente caduta dell’ Impero Romano d’ Occidente, prima i Goti di Alarico (402 d.C.), e poi gli Unni di Attila (482), diedero vita ai primi centri abitati. Già in quel remoto passato si pensa allo sviluppo della produzione di lana, resina, cera e cacio che alimentasse l’ economia di questi primi nuclei, tendenzialmente propensi alla pastorizia.

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Carlo Ceresa ritrattista della nobiltà

San Giovanni Bianco, _Storia e Leggende Non commentato »

quadroLa maggior parte delle sue opere a sfondo sacro si trovano in piccole chiese delle valli bergamasche. Nello stanco albeggiare del 20 gennaio, nel lontano 1609 San Giovanni Bianco accolse in seno alle montagne uno dei più grandi stendardi  dell’ arte pittorica vallare. E’ il caso di Carlo Ceresa, figlio di poveri calzolai che emigrarono dalla Valsassina in cerca di fortuna. L’infanzia dell’ artista fu divisa dalla durezza della realtà e dell’indigenza economica, edulcorate dal perpetuo sogno della fama pittorica. Formatosi come autodidatta, a vent’anni venne ingaggiato per affrescare le pareti delle chiese dei paesi limitrofi, e ciò gli valse l’ingresso nella bottega del pittore milanese Daniele Crispi. La formazione del Ceresa risentì fortemente delle caratteristiche della Scuola pittorica Lombarda, e poté fruire degli insegnamenti impartitigli dal maestro, grazie a cui riuscì ad affinare le innate abilità artistiche.

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Alberto (Naselli) Ganassa, ovvero Arlecchino

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230px-arlecchino_und_colombina_-_giovanni_domenico_ferrettiPersonaggi brembani di ieri, descritti tra storie vere e racconti popolari. Se la tradizione radicata nei costumi bergamaschi ha eretto ad emblema del Carnevale il pittoresco Arlecchino, la Commedia dell’arte affonda ben oltre i costumi orobici, collocando i Natali della maschera nel XI secolo, in Francia. Battezzato come Helloquin e nato, nella superstizione dell’epoca, come un diavolo condottiero di diavoli, presentando un’accezione esoterica assolutamente negativa. Alla rapida diffusione di Arlecchino nell’immaginario collettivo, segue una sterminata sequela di etimologie, che vogliono arrogarsi prepotentemente la natività dell’eroe della beffa. La lontana mitologia germanica lo riconosce, per esempio, come Erlonking, la critica letteraria, invece, lo riconduce al demone dantesco, il male branche Alichino.

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L’Oratorio di San Rocco a Caprile Alto di Santa Brigida

Averara, Santa Brigida, _Storia e Leggende Non commentato »

Non poteva avere collocazione migliore il bell’Oratorio dedicato a San Rocco, così ben adagiato sul costone solitario che sale da Caprile Basso; i primi raggi del mattino lo inondano di luce e di calore anche nel periodo invernale quando il sole spunta dietro il Faino.

La sua posizione dominante e intermedia è sempre stata luogo di passaggio e di sosta degli alpeggiatori prima di raggiungere gli alti pascoli; ma era soprattutto un punto di osservazione sulle frazioni di Caprile Basso, Valmoresca, sui bei prati del Vidischì, di Piazza Serva, dei Grasselli e sul percorso della Via Mercatorum, importante via di collegamento con il Nord, da cui provenivano le antiche popolazioni celtiche stabilitesi nella Valle di Averara; da questo luogo si potevano quindi controllare anche i traffici ed i commerci di quei tempi. Non una crepa o fessura nei solidi muri di questo Oratorio, ben appoggiato su roccia; semplice ma austero, CONTINUA ARTICOLO »

Passo San Marco tra cultura, storia e trekking: le sculture di Fierro

Averara, _Culture e Tradizioni, _Reportages, _Storia e Leggende Non commentato »

Il Passo San Marco è sicuramente il più conosciuto valico della , in quanto possiede una lunghissima storia che va dall’antichità ad oggi; a testimonianza di ciò ci restano l’antichissima Cà San Marco e la Via Priula, ma anche tracce più flebili di una frequentazione umana continua e prolungata.

Compiere una escursione in questi luoghi significa immergersi in un mondo in cui la natura si fonde con l’arte e con la storia dei nostri antenati, completandola in un abbraccio facilmente percepibile all’escursionista più attento.

Sicuramente la maggior parte dei passanti non avranno notato che proprio a pochi metri dal Passo si nasconde, nemmeno troppo velatamente, uno scrigno di arte che partendo dai materiali naturali, dà vita alle rocce creando una serie di volti e esseri che pargono posti lì a guardia di questo importante valico. CONTINUA ARTICOLO »

Il trenino brembano riscoperto da una tesi di laurea

-La Valle Brembana, _Storia e Leggende 1 Commento »

trofeo parravicini Erano gli ultimi anni del 1800 e in Valle si sviluppava il dibattito sull’idea di una ferrovia a servizio del territorio. Dalle discussioni nacque il comitato promotore dell’impresa ferroviaria e in pochi anni furono stesi i progetti e la linea fu messa in attività. A questo periodo, compreso fra il 1899 e il 1906, si sono rivolti gli studi di Manuel Cattaneo, 25 anni, di Valnegra, che nella scelta della sua tesi di laurea ha voluto approfondire un capitolo importante della storia locale. Cattaneo, dopo gli studi al liceo artistico, ha frequentato il Politecnico a Milano, giungendo nel 2007 alla laurea alla facoltà di Architettura.

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Bretto terra di principi: scoperto stemma dei Thurn und Taxis

Camerata Cornello, _Culture e Tradizioni, _Storia e Leggende 1 Commento »

Borgo del Bretto Una torre, un’aquila e due tassi, disegnati sul muro e nascosti, forse per secoli, dalla pittura e dall’abbandono. Eppure quello stemma, raffigurato su una piccola chiesa in mezzo a due minuscoli borghi antichi, racchiude una storia straordinaria, fatta di uomini potenti e di povera gente, di corrieri postali che fecero fortuna in tutta Europa e di principi tedeschi, i cui discendenti vivono ancora oggi in un magnifico castello della Baviera. Potrebbe sembrare una favola, visto che stiamo parlando di aquile imperiali, castelli e principesse. E invece è tutto vero, anche se per gli storici si tratta veramente di una scoperta da favola.

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