Sapevate che il temolo, pregiato pesce d’acqua dolce sensibilissimo all’inquinamento, in passato praticamente scomparso dai nostri , da qualche anno riesce a sopravvivere in buon numero nel Brembo e nel Serio per la gioia delle lenze nostrane? E sapevate che quel sofisticato del gambero di fiume, bandiera del valore biologico dell’ambiente in cui vive, pure lui è tornato a colonizzare le acque bergamasche? E che la squisita trota marmorata, anche lei arrivata sull’orlo dell’estinzione, da un po’ di anni guizza in discreta abbondanza nei nostri ?

Sapevate, di conseguenza, che la qualità delle acque pubbliche bergamasche è nettamente migliorata rispetto a una trentina di anni fa, quando, per dirla con Giacomo Moroni, responsabile del servizio Caccia e della Provincia, «il Serio un giorno si colorava di giallo, l’altro di rosso e l’altro ancora di blu, per via degli scarichi delle tintorie, un esempio tra i tantissimi di una delle fonti d’inquinamento oggi drasticamente ridotte»? Non dappertutto, purtroppo, come si legge nella Carta ittica 2001 della Provincia: «Lo stato qualitativo delle acque correnti della provincia è tutt’altro che soddisfacente: in circa il 40% dei tratti indagati, la valutazione biologica delle acque risulta da inquinata a fortemente inquinata.

Scadente nel Brembo tra e la foce; peggio nel Serio da Cene verso valle, particolarmente tra Seriate e Romano. Idem l’asta dell’Oglio prima di gettarsi nel Sebino, male il Cherio, il Borlezza. Malissimo nel Romna, nel Morla e nel Dordo, dove l’inquinamento in alcuni tratti impedisce la presenza di ittica. Prima del 2001, però, soprattutto a cavallo tra gli Anni ’70 e ’80 la situazione era pessima quasi ovunque. Poi collettamenti, depuratori e leggi ad hoc per contrastare gli scarichi. E già nella Carta ittica 2009 indica nuovi miglioramenti e il conseguente ritorno di pesci nelle acque pubbliche bergamasche. Non un ritorno spontaneo: è stata la Provincia, con le immissioni di uova embrionate e di giovani esemplari di ittica, a far crescere il numero di pesci, che tuttavia sopravvivono solo se le condizioni ambientali lo consentono.
Se siete con la licenza in tasca da decenni, sapevate tutto (o quasi).

Per gli altri, tutto quello che avreste voluto sapere sul mondo sommerso dei pesci e sullo stato di salite di laghi, fiumi, rogge e torrenti, dal lago d’Iseo – terzo in Italia per estensione –, fino alle più minuscole perle d’acqua incastonate nelle rocce delle ; dal Serio e il Brembo fino alle vallette che completano il fittissimo reticolo idrico della Bergamasca, è stato ora portato alla luce da un cd rom presentato ieri in Provincia dall’assessore a Caccia, Pesca e Sport, Alessandro Cottini, insieme al nuovo dirigente Giancarlo Bosio; al responsabile del servizio Giacomo Moroni; al tecnico Alberto Testa e al consulente Gaetano Gentili.
«Fauna ittica e ambienti acquatici della » è una «summa» enciclopedica, un lavoro imponente – l’unico in Lombardia e probabilmente il primo in Italia – che fotografa dalla A alla Zeta la condizione delle acque pubbliche e della loro popolazione ittica, primo indicatore dello stato dell’habitat di fiumi e laghi. È un lavoro monumentale, rivolto in prima battuta ai 20.000 pescatori della provincia, ma anche – ed è stato sottolineato a più riprese – a chi si occupa di pianificazione territoriale.

E qui si arriva a un capitolo doloroso: dopo l’accelerata degli ultimi trent’anni su depuratori e collettori per cercare di eliminare le fonti d’inquinamento degli scarichi, tra i problemi della popolazione ittica, quello forse più insormontabile – in tutti i sensi – è quello degli sbarramenti. Dighe, briglie e manufatti che consentono d’incanalare l’acqua per condurla nelle centrali idroelettriche, infatti, sono ostacoli insormontabili per i pesci, che sono migratori. Moroni per fare un esempio, cita le anguille, che partono dal Mar dei Sargassi, ai Caraibi, per raggiungere corsi d’acqua e fiumi di tutto il mondo. «Un tempo arrivavano fino a – dice con impeto il responsabile del settore Caccia e pesca della Provincia –. Oggi è impossibile: i pesci non possono più risalire i fiumi, per via di dighe e sbarramenti».

Dunque, questa summa consente di capire come e dove costruire per tutelare fauna ittica e corsi d’acqua, cercando di coniugare da una parte la necessità di energia idroelettrica, ma anche dall’altra di salvare un ambiente di inestimabile valore storico, sociale e culturale come quello delle acque pubbliche bergamaschi. «Garantendo nel contempo – conclude l’assessore Cottini – il perpetuarsi di un’attività umana fra le più antiche: quella della pesca».

Nel cd rom, a proposito di pesca, c’è anche il Piano ittico 2009: è un capitolo che regola l’attività, con i calendari, le zone di tutela, i campi di gara, modalità, norme e leggi in materia. Per informazioni su come avere il cd rom: 035.387111.

Claudia Mangili – L’Eco di