Chiara CrottiSperiamo continui così. Negli ultimi mesi l’orso si è cibato soprattutto di vegetali. Il Parco delle ha rinnovato la polizza per risarcire i danni. Sarà l’età che avanza (il prossimo aprile compirà 4 anni), sarà che sbagliando s’impara, fatto sta che JJ5, l’orso che da maggio dello scorso anno vive sulle montagne bergamasche, sembra diventato più saggio.

Sono mesi che non preda più domestici (120 i capi uccisi tra pecore, capre e galline nel primo anno di permanenza sulle Orobie) e si ciba solo di vegetali e insetti.

«Ora conosce il territorio, sembra essersi stabilizzato tra la Valle e quella Seriana e speriamo che in vista del letargo non riprenda a predare» spiega Chiara Crotti, la giovane naturalista che segue i movimenti dell’orso da quando è arrivato sulle nostre dal Parco dell’Adamello. Questa estate JJ5 si è dedicato a frutta, semi, radici, erba e prede selvatiche, lasciando in pace e allevatori. «Ci auguriamo che vada avanti così – continua la ricercatrice –. Va detto però che l’estate non è periodo di predazioni per i plantigradi, che tendono invece a cibarsi con più avidità prima e dopo il letargo». L’anno scorso l’orso arrivato dal Trentino si era mostrato più esuberante, facendo danni da maggio sino a novembre, quando è stato il momento di andare in letargo. Dopo il risveglio ha ripreso a predare, ma negli ultimi mesi sembra essersi dato una calmata e dall’inizio di maggio non si hanno più notizie di uccisioni di pecore e , che sembravano piacergli tanto. «Quando è arrivato era giovane e spaesato, ed è comprensibile che si sia gettato sulle prede più facili da catturare – dice ancora Chiara Crotti –.

Ora potrebbe aver imparato a comportarsi bene, accontentandosi di quel che trova nei boschi: insetti, in particolare formiche di cui è molto ghiotto, e vegetali, che negli orsi bruni rappresentano l’80% del cibo ingerito». L’ultima segnalazione di JJ5 risale al 17 agosto scorso. Un escursionista ha detto di averlo visto sopra , e sul posto sono state rinvenute impronte che verosimilmente erano del plantigrado. Ancora non è certo, ma pare probabile che JJ5 abbia trascorso sulle Orobie tutta l’estate. «Nonostante il suo vagabondare e le predazioni iniziali, ora possiamo affermare che la convivenza con JJ5 è possibile» afferma la naturalista dell’Università di Pavia, che in dicembre conseguirà la laurea specialistica proprio con una tesi sui grandi predatori nel Parco delle Orobie.

«Lo studio che abbiamo affidato all’Università di Pavia e al professor Alberto Meriggi non è ancora concluso (studio che porterà a mappare le zone ritenute a rischio e indicherà misure preventive per tenere lontano l’orso dagli insediamenti umani ndr.) – nota il presidente del Parco delle Orobie, – quindi non possiamo dire con certezza con che tipo di orso abbiamo a che fare, ma non possiamo negare che negli ultimi tempi ha tenuto un comportamento “corretto”, non ha ucciso animali domestici nè fatto danni in stalle e pollai. Se va avanti così, possiamo essere soddisfatti.

Certo, c’è l’incognita del letargo. Ci chiediamo se riprenderà a predare per prepararsi al grande sonno». Intanto il direttivo del Parco delle Orobie ha deciso di rinnovare la polizza assicurativa che risarcisce i danni procurati da JJ5. «Risarciremo per un altro anno sia le cose danneggiate che gli animali uccisi» dice Grassi. Un’assicurazione che va ad aggiungersi a quella più generale stipulata dalla Regione per i danni causati da lupi, linci e orsi.

Proseguono poi gli interventi di sensibilizzazione dell’opinione pubblica sul ritorno dei grandi predatori sulle nostre montagne. Interventi che si sono estesi oltre i confini provinciali. Nei giorni scorsi il Parco delle Orobie ha allestito uno stand al Parco Nord di Milano, per illustrare quel che offrono le montagne bergamasche, orso compreso. A fine mese si replicherà al Parco milanese di Trenno e prossimamente lo stand sarà all’Orio Center. Riprenderanno poi gli incontri informativi con la popolazione delle valli per illustrare le abitudini del plantigrado – che, ricordiamo, manca dalle Orobie da cent’anni – e quali comportamenti adottare nel caso, secondo gli esperti più unico che raro, ci si imbatta in lui.

Camilla Bianchi – L’Eco di Bergamo