Brembilla – Carminati, Musitelli, Salvi, , Pellegrini, Pesenti e Capelli: cognomi di famiglie brembillesi, di , e della Imagna. Da quasi un secolo, a Nantua, 4.000 abitanti in un angolo di Francia del dipartimento dell’Ain (regione del Rodano-), c’è un pezzo di , soprattutto di . Qui, tra le due guerre, emigrarono a fare boscaioli e muratori decine di valligiani. Qualcuno tornò dopo anni di lavoro, altri rimasero e là fecero famiglia integrandosi pienamente nella comunità transalpina in riva al lago omonimo di Nantua. Nei giorni scorsi, a ormai 80 anni da una che ritrae la «Colonie italienne» – come veniva chiamata – la petite Brembilla francese ha riabbracciato ufficialmente la terra d’origine. Dopo il gemellaggio siglato a Brembilla lo scorso anno, le due comunità si sono di nuovo incontrate, questa volta a Nantua, in tre giorni di ricordi ed emozioni.

I francesi parlano il
Un centinaio i brembillesi che hanno partecipato alla trasferta, ritrovando anche parenti lontani. La primi a scendere dall’autobus, una volta giunti in terra francese, è stata una coppia vestita da emigranti, con la classica valigia di cartone tenuta insieme dallo spago e in mano un contratto di lavoro dell’epoca. È stato l’inizio di un lungo abbraccio tra le due comunità gemelle, all’insegna soprattutto dei ricordi.

«Sono stati tre giorni di grandi emozioni – spiega il sindaco di Brembilla Gianni Salvi – per noi e la comunità italo-francese che ci ha accolto alla grande. Molti di loro, soprattutto i più anziani, oltre al francese, parlano ancora dialetto bergamasco, non l’italiano». Ad accoglierli, innanzitutto, il sindaco Jean Pierre Carminati, terza generazione di emigranti della Brembilla. Sindaco che, in Francia, dopo una vita di fatiche dei nonni, oggi ha fatto fortuna: dirige un’azienda che costruisce porti turistici in tutto il mondo. Ma bergamasco – Bruno Pellegrini di Selino Alto di Sant’Omobono – è anche il sindaco di Port, l’altro comune affacciato sul lago di Nantua. Segno di una grande integrazione della comunità bergamasca.

Tra i momenti di maggiore significato la posa della corona d’alloro al monumento ai Caduti di Nantua, dove sono stati ritrovati anche due brembillesi deportati in Germania, i cui nomi sono riportati pure sulla lapide di Brembilla. E poi la serata dei ricordi, della , dei canti e dei balli. «Per tanti oriundi – continua il sindaco Salvi – è stata l’occasione per assaporare la terra d’origine, visto che alcuni di loro non hanno mai fatto visita a Brembilla. Che emozione, allora, anche per i nostri alpini, preparare centinaia di “chisöl”, il piatto di polenta e stracchino di una volta. A centinaia i francesi si sono messi in fila per rigustare, in questo modo, un pezzo della loro terra».

L’albero del gemellaggio
Poi le cerimonie ufficiali: la targa al rondò d’Europa che riporta la distanza (433 chilometri) tra Nantua e Brembilla, la piantumazione dell’albero del gemellaggio e lo scambio di doni: una maxironcola dai brembillesi (a ricordo dei boscaioli) e un dipinto dai francesi a raffigurare l’unità tra i due comuni.

Giovanni Ghisalberti – L’Eco di Bergamo