funghi

Cominciata la stagione che durerà fino a metà ottobre. Ma per gli appassionati i più impervi da percorrere sono quelli della burocrazia. Cinque ticket in , due in . L’esperto: attenzione, quest’anno proliferano due specie mortali Pierino Bigoni, del gruppo «Bresadola»: «Si prospetta un’annata buona, anche se non memorabile». In cerca di nella giungla, ma una volta tanto tropicalizzazione del clima e riscaldamento globale non c’entrano.

Perché la giungla in questione è quella dei regolamenti e – soprattutto in – si presenta intricata proprio come la foresta amazzonica: da Clusone in su il territorio è suddiviso in ben tre consorzi diversi, più un quarto (quello della Valle di Scalve) nel quale è fin troppo facile sconfinare mentre si cammina di buon passo e con la testa una volta tanto sgombra da pensieri e preoccupazioni della vita di tutti i giorni.

«Così va a finire che la gente rinuncia o va in giro di frodo, senza tesserini, approfittando anche del fatto che i controlli sono rari» dice Pierino Bigoni, esperto del gruppo micologico «Bresadola» di Villa d’Ogna, reduce dall’organizzazione della 33ª edizione della Mostra del fungo e della natura che ogni anno richiama circa 20 mila visitatori. «È una situazione assurda – continua Bigoni – un ostacolo che toglie all’appassionato la libertà di andare a funghi. Io mi alzo alla mattina e ho in mente il tal posto, però magari quella notte è piovuto poco più in là, appena oltre il confine di quel consorzio, e io non so se ho il tesserino giusto per andarci… Sono anni che ci battiamo contro ostacoli di questo tipo, chiedendo che vengano uniformate tariffe e permessi. Abbiamo avanzato proposte a livello di Regione, di Provincia e di , ma alla fine abbiamo portato a casa solo tante promesse».

Accade così che vincoli e tesserini spuntino, appunto, proprio come funghi: oltre ai quattro consorzi citati, nella Bergamasca ce ne sono altri, ovviamente con i rispettivi ticket: quello di Gandino (Comune che, come Clusone, fa storia a sé) e quello dell’alta Valle Brembana, dove comunque le cose vanno un po’ meglio per gli sconcertati cercatori. Primo, perché un solo ticket vale per tutti i dieci Comuni dell’area. Secondo, perché contempla agevolazioni non solo per residenti e proprietari di seconde , ma anche per chi soggiorna in in affitto o in albergo. Anche in Val Brembana comunque c’è chi (come ) preferisce correre da solo.

Sono gli ostacoli di una burocrazia i cui sentieri sono più impervi di quelli percorsi dai cercatori (i quali per la verità, se sono esperti, lungo i sentieri ci stanno gran poco): «Quando invece – osserva Bigoni – sarebbe molto più utile concentrarsi su altre regole, come l’abbigliamento dei cercatori e, soprattutto, l’uso del cestino invece del sacchetto di plastica…».

E non è neppure, questo del tesserino, il solo problema con cui si trovano a fare i conti i numerosissimi appassionati di casa nostra. Ad esempio, rileva ancora Bigoni, manca un punto di riferimento per la determinazione dei funghi, soprattutto per quanto riguarda la commestibilità: «L’Asl di è presente a Piario due ore la settimana in agosto (una al lunedì e una al giovedì, sempre di pomeriggio) e una in settembre. Ma ad esempio lunedì scorso non c’era nessuno: così molti raccoglitori sono andati all’Ufficio micologico di via Papa Giovanni a Piario, non hanno trovato nessuno e sono venuti da noi, che stavamo smontando la mostra. Ma noi non possiamo dare la commestibilità: possiamo dare la determinazione, ossia dire che questo fungo si chiama così, e poi tu vai a vederti sul libro se c’è scritto che è commestibile. “Questo fungo lo puoi mangiare” lo possono dire solo gli ispettore micologi. I quali, detto per inciso, vengono a fare i corsi di aggiornamento da noi. È una legge fatta così».

E poi, ancora, «l’Ufficio micologico dell’Asl, a Piario, è in una zona difficile da trovare. Noi da tempo chiediamo di spostarla presso l’Ufficio turistico di Ponte Nossa, molto più accessibile. Anche perché poi i funghi sono molto deperibili, e la gente che scende dalla dovrebbe avere la possibilità di farli vedere subito a un esperto. Se lo tieni in frigorifero un giorno, il fungo è già da buttare». Parola di esperto, che con il gruppo «Bresadola» di Villa d’Ogna ha appena chiuso una mostra che è diventata ormai un’istituzione nel mondo micologico: «Quest’anno abbiamo determinato 450 specie di funghi, alcune molto interessanti. Un dato che dice come dal lato micologico questa sia sicuramente una buona annata. Magari non memorabile, ma sicuramente buona».

E allora sotto con prospettive incoraggianti fino a metà ottobre, anche se, avverte Bigoni, «i funghi non guardano il calendario: ad esempio, nei giorni più freddi di quest’estate abbiamo trovato fioriture di Cortinarius prestans, un fungo che normalmente si trova in autunno». E a proposito di Cortinarius, ne circola uno, nei nostri boschi, al quale bisogna stare molto attenti: «Abbiamo fioriture abbondanti di Cortinarius speciosissimus e Amanita phalloides. Sono i due funghi più velenosi in assoluto, che portano a intossicazioni mortali. E quest’anno, ripeto, ce ne sono tanti».

Come tanti sono gli esemplari di un altro fungo da tener d’occhio, meno pericoloso ma ugualmente foriero di potenziali brutti scherzi, perché a un aspetto invitante (è molto simile al pregiato porcino) abbina un sapore amarissimo, al punto da essersi guadagnato il soprannome di «porcino di fiele»: «Si chiama Tylopilus felleus, e molti lo raccolgono scambiandolo appunto per il porcino. È tossico, anche se non mortale. Ma soprattutto ha un gusto davvero terribile».

Piero Vailati – L’Eco di Bergamo

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