Lenna – Trenta giugno 2017: ora, per la fine dei lavori della variante in galleria di Zogno, c'è anche una data precisa. È quella fornita ieri mattina dalla Provincia durante l'incontro, nella sala consiliare di Lenna, con gli amministratori e gli imprenditori della per fare il punto della situazione sull'iter della nuova strada che dovrà bypassare il capoluogo brembano. Ferma da ottobre per mancanza di fondi (servono ancora circa 24 milioni di euro), sia da Via Tasso sia dalla Regione è arrivata ancora la rassicurazione che i lavori riprenderanno entro fine maggio-inizio giugno. Che l'apertura della variante non fosse più a inizio 2015, come più volte annunciato, ormai lo si era capito da tempo. L'uscita dal tunnel ora è spostata in là, a essere ottimisti, di almeno due anni e mezzo, con sette mesi consecutivi (novembre 2014-giugno 2015) di stop dei lavori.

«Le foto sul giornale del cantiere deserto perché le imprese avevano portato via tutto – ha detto l'assessore regionale alle Infrastrutture e alla Mobilità Alessandro Sorte – ci hanno fatto male. Hanno fatto male a Milano. Ma sono servite da stimolo per ripartire. La variante di Zogno, ci siamo detti, non poteva diventare l'incompiuta Salerno-Reggio Calabria in salsa verde del Nord: sarebbe stato inaccettabile. Il problema andava risolto».

«La Regione – ha continuato Sorte – metterà sul piatto 16 milioni di euro, lo ha già deciso, ovvero il 60% di tutte le proprie risorse che avrà a disposizione nei prossimi tre anni. Questo per dare l'idea dello sforzo che si è riusciti a fare per chiudere quest'opera. Tutti, dalla Lega al Pd, hanno capito che andava risolta, la variante di Zogno non poteva avere alcun colore politico». «Così i problemi anche di incomprensione – ha detto il presidente della Provincia Matteo Rossi – sono stati superati e ora siamo qui a dire che la variante sarà conclusa. La Valle Brembana è un territorio che sta investendo tanto, sul turismo, in iniziative imprenditoriali, un territorio unito che si fa sentire: anche per questo va premiato e sostenuto». A illustrare le tappe che riporteranno alla ripresa dei lavori a Zogno il consigliere provinciale Jonathan Lobati: «Il 20 febbraio la Provincia trasmetterà la seconda perizia sugli interventi supplettivi all'impresa Itinera,che aveva vinto l'appalto. Questa avrà tempo dieci giorni per eventuali controdeduzioni ed entro il 2 marzo dovrà dichiarare se accetterà o meno le condizioni poste dalla Provincia. Il 31 marzo verrà approvato il bilancio provinciale nel quale sarà inserito il primo milione di finanziamento per la variante. Il 30 aprile ci sarà l'approvazione della seconda perizia che andrà in Giunta il 4 maggio. A fine mese, quindi, la riapertura del cantiere di Zogno. C'è anche una data ipotizzata per la conclusione dei lavori, ovvero il 30 giugno 2017. Poi poche settimane per il collaudo e infine la riapertura».

Quindi la ripartizione dei fondi necessari: i 16 milioni che arriveranno dalla Regione saranno suddivisi in tranche di 5 milioni fino al 2017 con l'ultimo milione sul bilancio del 2018; ai 7,8 milioni che dovrà mettere la Provincia (per l'impiantistica) si arriverà con un milione quest'anno, 2,5 nel 2016 e 2017 e 1,8 milioni nel 2018. «Lo stanziamento dei fondi successivo alla data prevista di chiusura del cantiere – ha precisato Lobati – non dovrebbe costituire un freno ai lavori. Ci stiamo ragionando». Sempre il consigliere provinciale ha ricordato gli imprevisti che hanno determinato un aumento dei di 16 milioni di euro, ovvero quelli di natura geologica, l'adeguamento dell'ampiezza di una galleria e le opere di sostegno del versante a nord della variante. I 7,8 milioni che dovrà mettere la riguardano invece l'impiantistica ed erano già conosciuti da tempo. Tanti gli interventi degli amministratori che hanno sottolineato la capacità di fare andando al di là delle divergenze politiche, ma anche la necessità di non perdere ulteriore tempo. «Il lavoro fatto in questi giorni ci lascia ben sperare – ha detto il sindaco di Zogno Giuliano Ghisalberti – ma sappiate che vi terremo sempre il fiato sul collo, sempre in termini collaborativi, come fatto in questi mesi». Il messaggio sembra essere chiaro: dopo un ritardo di due anni e mezzo e uno stop del cantiere di sette mesi, guai a sgarrare ancora.

Giovanni Ghisalberti – L'Eco di Bergamo

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