Piazzatorre – Stringere i tempi e partire coi lavori – visto che, dalla presentazione del progetto, sono trascorsi ormai due anni – quindi cercare, nel limite del possibile, di salvaguardare il polmone verde della Tagliata, sviluppare di più il settore alberghiero (oggi Piazzatorre ha circa 2.500 seconde e 250 posti letto in ) e cercare di potenziare anche la stagione estiva. Piazzatorre un po’ di dubbi sulla possibilità del rilancio li ha ancora, «scottata» con progetti passati poi franati. D’altronde di collegare i due comprensori se ne parla da decenni. Ma le buone intenzioni spesso si sono scontrate con mancanza di fondi e volontà non sempre coincidenti. Ora sembra la volta buona, seppure, da più parti il ritornello sia ancora «prima vedo e poi ci credo», con la consapevolezza, peraltro, che per il paese questa sia «l’ultima occasione, pena il declino». «Negli ultimi anni la clientela è sempre andata diminuendo – dice Anna Regazzoni, 40 anni, di , che dal 2003, in centro a Piazzatorre, gestisce il bar birreria “L’oca d’oro” –.

Sono mancate le idee e qualcuno che le portasse avanti. Finalmente c’è chi ci crede e rischia; tanto di cappello, perché la gente era stanca di aspettare. A chi è contrario al centro residenziale a Tagliata dico che di bosco il paese ne ha già tanto. E chi critica da fuori dovrebbe invece vivere la realtà di questo paese». Che sia l’«ultima spiaggia» sono concordi tutti, ma c’è anche un po’ di scetticismo.

«Qualche villeggiante ci crede poco – dice Marica Arioli, parrucchiera – qualcuno se n’è andato mentre altri, sull’onda del progetto, hanno anche comprato casa». Mario Riboldi, 69 anni, di Monza, da 23 ha casa a Piazzatorre e sostiene che «il bosco a Tagliata andava salvaguardato e si doveva puntare anche sulla valorizzazione dell’estate». Che fosse necessario potenziare soprattutto la stagione calda è convinto anche Luca Arioli, 45 anni, titolare dell’hotel Piazzatorre, ex consigliere comunale contrario al piano di sviluppo così concepito: «L’inverno rimarrà sempre un’incognita – dice Arioli – perché con le piste che arrivano al massimo a 1.790 metri di quota non avremo garanzie di innevamento. Vicino al , anziché edificare, era meglio attrezzare l’area con nuovi servizi. Infine, a mio parere, la permuta dei valori tra Comune e società privata è a vantaggio del privato».

Per Gaetano Bonetti, 29 anni, titolare dell’albergo , presidente dell’ufficio turistico e consigliere di maggioranza, uno dei pregi dell’operazione sta proprio nel fatto che «il 60% degli alloggi sarà ricavato dal recupero delle ex colonie, oggi in stato di degrado. Ora – dice – bisognerà cercare una persona esperta nella progettazione del collegamento del comprensorio. Una scelta delicata, da affidare a chi se ne intende, senza cercare opere faraoniche, ma di qualità».

Per Aronne Arioli, 30 anni, caposervizio agli di risalita, «il prossimo anno bisognerà partire coi lavori, perché i villeggianti sono stanchi di promesse e basta. E l’avvio dei cantieri sarebbe un’iniezione di fiducia per il paese». Convinti, inoltre, che per lo sviluppo serviranno anche altri sono Elio Michetti, 58 anni, titolare del bar Seggiovie, ed Enrico Bianchi, 24 anni, dell’hotel Pinete. «E in futuro – aggiunge Michetti – bisognerà pensare alla riattivazione dell’impianto di risalita allo Zuccone» mentre per Bianchi «con l’avvio dell’operazione si apriranno nuove attività». Infine Pierdomenico Fognini invita tutti «a credere nel progetto dando fiducia agli imprenditori».

L’Eco di

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