Moio dè Calvi – C’è una semplice classifica che mette in fila i 244 comuni della . quella del numero di abitanti. In testa c’è ovviamente la città di e in fondo alla classifica (o forse nelle posizioni migliori, a seconda dei punti di vista) c’è al 231° posto Moio de’ , con i suoi 214 residenti. Agli inizi del secolo, nel 1921, erano esattamente il doppio. Una popolazione che in pochi decenni si è letteralmente dimezzata. Le cause? Evidentemente l’emigrazione, fenomeno comune a tutta l’Alta e non solo.

A Moio, alla casa del Rif dove Pietro Balestra era nato nel 1858, a metà fra le contrade Costa e Curto, non si arrivava (e non si ) in auto. Da qui si partiva necessariamente a piedi, magari per salire verso i boschi a caccia o in cerca di legna, o addirittura per andare fino in Francia e da lì, in America. Nato dal matrimonio fra Raffaele Balestra e Maddalena (originaria di ), Pietro (che poi diventerà Peter) aveva solo 11 anni quandoinsieme al padre, con un piccolo vocabolario nello zaino, partì a piedi verso San Laurent du Pont, in Alta Savoia dove c’era richiesta di boscaioli. Una vita dura, primo capitolo di una vicenda che due nipoti di Pietro, Duilio Balestra ed Emilio Calvi, hanno ricostruito con un attento lavoro di ricerca, coadiuvati anche dai rispettivi figli Paolo e Riccardo. Raffaele e Pietro Balestra erano ancora in Francia nel 1874, quando salparono dal porto di Cherbourg in Bretagna raggiungendo New York dopo 41 giorni di navigazione.

«Erano dei veri e propri viaggi della speranza – sottolinea Emilio Calvi – per fuggire a una condizione economica che nelle nostre Valli era davvero insostenibile. Nel 1875 nonno Pietro e il padre Raffaele si stabilirono a Saint Louis nel Missouri, probabilmente dopo aver stabilito un contatto con altri oriundi, i fratelli Fognini, che avevano scoperto una miniera di zinco. Trovarono lavoro nella cittadina di Joplin, in una fonderia». Papà Raffaele tornò in Italia tredici anni dopo, nel 1888, mentre Pietro, a 23 anni, vide riconosciuta la sua fattiva integrazione con la concessione, il 29 agosto del 1889, della cittadinanza americana da parte della contea di Jasper nel Missouri. Un fatto certamente non comune.

Pietro Balestra fece ritorno a Moio per la prima volta nel 1890, e vi rimase tre anni durante i quali si sposò con Cristina Calvi (1891), nacque il primogenito Raffaele (come il nonno)e morì la mamma Maddalena. Nel 1893 tornò nella fonderia di Locust Street a Joplin, dove aveva nel frattempo assunto un ruolo di responsabilità. Si trasferì successivamente a Pittsburg nel Kansas e, dopo un nuovo rientro in Italia, se ne ha traccia sulla nave La Touraine, giunta a New York da Le Havre nel 1896. Gli emigranti restavano per una sorta di quarantena nella celebre Ellis Island, isolotto alla foce del fiume Hudson nella baia di New York. Oggi è sede del Museo dell’Immigrazione. «Grazie a Internet e alla digitalizzazione degli antichi registri – spiega Duilio Balestra – abbiamo rintracciato due passaggi di nonno Pietro a Ellis Island. Oltre a quello del 1896, c’è anche quello del 1904, quando varcò nuovamente l’oceano dopo la nascita della figlia Maddalena, stabilendosi a Clarksbourg
in West Virginia».

Giambattista – L’Eco di Bergamo