Tra i più piccoli silvani, quelli più amati nelle nostre valli sono sicuramente le Cince, una sottofamiglia di passeriformi che fa parte, con il Codibugnolo e il Pendolino, della grande famiglia dei “Paridi”, tutti di dimensioni assai contenute. A questo gruppo di piccoli cantori appartengono diverse specie: la Cinciallegra [Parus major], in bergmasco Paisöla, che è la più grande, la Cinciarella [Parus caeruleus], in Moneghìna, che con i suoi toni di azzurro è la più elegante, e la Cincia Mora [Parus ater], in Ciuicì, che è quella che tutti meglio conoscono perché la più facile da allevare: tenuta in gabbia come compagna in quasi tutte le case delle nostre contrade montane, ha allietato da sempre con il suo canto intere generazioni.

Quasi sempre, all’arrivo della primavera, le veniva restituita la libertà, come gesto di riconoscenza per la compagnia e la confidenza ricevuta, e di rispetto verso il bosco. Queste tre specie sono le più note, quelle che si riproducono regolarmente nelle nostre contrade, ma non solo le sole. Nei boschi di conifere alle quote più alte non è raro incontrare anche la bellissima Cincia dal ciuffo, [Parus cristatus], in bergamasco Paisölì col ciöf, un tempo rara, più frequente nel tardo autunno. Più difficile da vedere in , perché tipica delle regioni del centro Europa, è la Cincia bigia, così come la Cincia bigia alpestre; simili alla Cincia mora, ma senza macchia bianca occipitale e senza anello nero che contorna le gote, hanno una silouette un po’ più slanciata.

Le caratteristiche più evidenti di questa famiglia di passeriformi, che chiamavano genericamente in bergamasco “i osèi dal bec fì”, sono il becco corto, conico e appuntito, assai robusto, e un piumaggio “gonfio”, quasi volessero apparire più grandi di quello che sono. Le zampette sono munite di dita abbastanza lunghe, con unghie ricurve e affilate, che permettono loro una presa sicura sulle cortecce degli alberi, assicurando una notevole stabilità in ogni posizione, anche a testa all’ingiù. Le ali appuntite e la coda piuttosto lunga permettono a questi minuscoli uccelli un volo elegante, librato e leggero. La Cinciallegra la possiamo osservare nei giardini e nei parchi delle città e dei nostri paesi, sempre indaffaratissima a perlustrare i rami degli alberi e degli arbusti, ed ogni superficie che presenti piccole fessure, come le corteccia dei vecchi alberi, alla ricerca di piccoli insetti, di uova di invertebrati, delle loro larve o di bruchi. Nulla sfugge alla minuziosa ricerca, da cui dipende la loro esistenza e la sopravvivenza della prole, sempre
numerosissima.

È una delle frequentatrici più assidue dei nidi artificiali, sempre più diffusi e preziosi. Le cince infatti, per le loro abitudini alimentari, contribuiscono positivamente all’economia del bosco per l’insostituibile lavoro di “pulizia” dai numerosi insetti parassiti ed infestanti, e un nido artificiale in giardino offre a noi una gioiosa occasione.

Flavio Galizzi – Tratto dall’Annuario C.A.I. Alta Valle Brembana