Orobie – Due incontri formativi con gli allevatori da organizzare nei prossimi 15 giorni nelle Valli Brembana e Seriana; un monitoraggio stretto con fototrappole, analisi di campioni biologici e verifica di tutte le segnalazioni; infine l’impegno a valutare il possibile utilizzo di radiocollari e gps. È quanto emerso durante l’incontro di ieri a nella Sede territoriale della sul tema dell’orso che recentemente è tornato sulle Orobie. Il vertice è stato convocato dall’assessore regionale al Territorio, Daniele Belotti, che nei giorni scorsi si era fatto avanti dopo l’appello lanciato da e Associazione provinciale agricoltori (Apa), preoccupati per la presenza dell’orso con l’imminente inizio della stagione degli .

All’incontro c’erano i vertici di Coldiretti e Apa, i presidenti delle Comunità montane delle Valli Brembana, Seriana e di Scalve, del Parco delle Orobie e del Consorzio di tutela del . Dalla Regione Antonio Tagliaferri, responsabile del progetto «Life arctos» per la reintroduzione dell’orso sulle Alpi, ed Elena Tironi, coordinatrice delle squadre di monitoraggio del plantigrado. «Quello dell’orso è un tema sentito – ha spiegato l’assessore Belotti – da affrontare senza alzare i toni per non favorire azioni sconsiderate: qualche bracconiere potrebbe sentirsi legittimato a sparare contro l’orso, se accadesse verrebbe demolita per sempre l’immagine degli allevatori e di tutto il turismo delle nostre valli. Dobbiamo lavorare per far convivere l’agricoltura di con questo animale». I due tecnici regionali hanno ribadito che l’orso, con la sua dieta per il 70-80% vegetariana, non attacca mai i bovini, tanto meno gli uomini, e che anche le predazioni di capre e pecore avvengono solo quando non trova altro da mangiare, per esempio quando la tarda a sciogliersi in . Quindi hanno fatto il punto sulle azioni intraprese: «Gli agenti di polizia provinciale e forestale – ha spiegato Tagliaferri – sono stati addestrati all’utilizzo dei fucili con proiettili in gomma: sono pronti a intervenire in qualsiasi momento. Inoltre c’è un gruppo di lavoro per individuare le modalità più sicure di gestione del pascolo e della custodia del gregge. Faremo una sperimentazione concreta con quattro aziende e vorremmo coinvolgere anche gli istituti agrari.

L’obiettivo è avviare azioni che possano andare anche oltre il 2014, anno in cui si concluderà il progetto Life arctos». «Ma chi lavora in montagna ha bisogno di risposte immediate – ha evidenziato Alberto Brivio, presidente provinciale Coldiretti – perché tra poco inizia la stagione degli alpeggi. La soluzione ideale è il radiocollare per sapere dove si trova l’orso: gli allevatori lavorerebbero tranquilli e si riuscirebbe anche a fugare tutti i dubbi sul passaggio dell’animale e sulle predazioni». Tra le iniziative del progetto Life arctos ci sono recinzioni elettrificate, alcune delle quali già installate nelle : «Vanno bene per gli apicoltori – ha spiegato Giovanni Giudici, presidente dell’Apa – meno per i pastori, soprattutto quelli che hanno greggi grandi».

Dal Parco delle Orobie, il presidente Yvan e la ricercatrice Chiara Crotti hanno spiegato che sono in arrivo recinzioni nuove, più facili da spostare, e che «molte recenti segnalazioni di predazioni dell’orso si sono rivelate opera di altri , per esempio di cani randagi». «La Regione – ha aggiunto Caccia – deve fare uno sforzo per il monitoraggio, che risolverebbe il 95% dei problemi». Monitoraggio ritenuto necessario anche dalle Comunità montane.

La riunione si è conclusa con l’accordo a organizzare due incontri formativi con gli allevatori, nelle Valli Brembana e Seriana, nei prossimi 15 giorni e a valutare in Regione la possibilità del radiocollare o altri apparecchi gps, tenendo però conto che «questi strumenti – ha precisato Tagliaferri – vengono usati per gli orsi che rimangono stabilmente in un territorio. Gli esemplari di cui stiamo parlando ora, invece, tendono a spostarsi rapidamente e ne è ancora in corso l’identificazione». Per fotografarli, intanto, sono state installate delle fototrappole tra le province di Bergamo, Brescia e Sondrio.

Emanuele Biava – L’Eco di Bergamo

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