Oltre il Colle – Se la sono vista brutta nove scout di Bergamo portati in salvo giovedì sera dagli uomini del della delegazione Sesta orobica, stazione di . Una ragazza del gruppo, a causa del freddo, è stata trovata in lieve stato di ipotermia ed è stata colta da malore. È accaduto nel giorno della vigilia dell’Epifania sul Monte , in . «Purtroppo non è la prima volta – spiega Renato Ronzoni, responsabile della Sesta delegazione orobica del Soccorso alpino –: solo due mesi fa l’ultimo episodio di scout dispersi, in quell’occasione ad Ambria. Occorre inviare un messaggio di prevenzione per fare capire a questi ragazzi: la va visitata solo dopo averla conosciuta e dopo aver preso le opportune misure per frequentarla correttamente».

Due capi e sette sedicenni
Giovedì, nel tardo pomeriggio, nove ragazzi (due capi scout sui 30 anni e 7 adolescenti di 16 anni) hanno lasciato la baita privata sul monte di Zambla, dove erano arrivati qualche ora prima con i pullman di linea, e si sono incamminati sul che porta al bivacco Telini, gestito dagli di Oneta. Erano le 17, però: troppo tardi per fare un’escursione e pare che qualcuno li abbia anche avvisati del pericolo che correvano, ma il gruppo ha proseguito l’avventura, incurante del consiglio. Inoltre, sempre stando al racconto dei soccorritori, hanno percorso il sentiero estivo che porta al Grem, non adatto quindi a un’escursione invernale. «Bisogna conoscerla bene la montagna prima di cimentarsi in uscite così rischiose» spiega Gianluigi Carrara, guida alpina e capostazione del soccorso alpino di Oltre il Colle. «Stando a quanto ci hanno riferito, i ragazzi sono partiti con l’intenzione di raggiungere il bivacco Telini (non presidiato, ma dove avrebbero trovato della legna con cui scaldarsi, ndr), ma si sono trovati in difficoltà, hanno perso l’orientamento e la strada quando sono stati sorpresi da forti raffiche di vento e da una piccola bufera di neve. A quel punto, presi dalla paura, si sono fermati e hanno informato un responsabile del bivacco, che ha detto loro di chiamare il 118. Da lì si è messa in moto la macchina dei soccorsi».

Si scaldavano con le candele
I ragazzi erano a circa 1.600 metri in quota «e il vento a quelle altezze – prosegue Carrara – è davvero insidioso, soprattutto per l’abbigliamento che indossavano: pantaloncini corti. Oltre che impauriti, li abbiamo trovati infreddoliti e una ragazza addirittura in ipotermia di primo grado. Nell’attesa avevano acceso qualche candela per scaldarsi, in compenso hanno lasciato nei loro zaini degli utili sacchi a pelo». Appena ricevuta la comunicazione, David Borlini ha inforcato la moto da trial e dopo aver recuperato uno zaino opportunamente riempito di coperte si è messo sulle tracce del gruppo mentre la squadra di soccorso si preparava per andare incontro agli scout. Fin dove ha potuto è risalito lungo il sentiero con la moto, poi l’ha abbandonata per via della neve, proseguendo a piedi.

«Una volta raggiunti li ha guidati sulla strada giusta per il rientro – spiega Carrara –. Nel frattempo, la nostra squadra era partita a bordo di una jeep. Anche noi ci siamo fermati per l’impraticabilità del sentiero e siamo andati incontro al gruppo a piedi. Una volta rientrati alla jeep abbiamo fatto spola un paio di volte per portare tutti quanti a Gorno, passando all’altro versante della montagna, più facile da raggiungere con la jeep. I giovani si sono riscaldati in un bar del paese. La ragazza che è stata male ha preferito chiamare i familiari, che sono venuti a prenderla».

Ma il resto del gruppo ha deciso di proseguire con il programma della gita e si è fatto accompagnare alla baita sul monte di Zambla. «Abbiamo consigliato loro di contattare qualche responsabile, per informarlo di quanto avvenuto ma hanno preferito evitare per via dell’ora tarda che si era fatta».
«Non c’è abbastanza conoscenza della montagna – conclude Carrara – bisogna avventurarsi solo quando si conosce il territorio, ci si è informati sulle previsioni meteorologiche e soprattutto si hanno mezzi adeguati e abbigliamento consono per un’uscita invernale a certe altitudini. Mai sottovalutare la montagna».

Silvia Salvi – L’Eco di Bergamo

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