In tutto sono 10.145 esemplari di orchidee spontanee, appartenenti a 14 specie diverse, tra cui, per la prima volta, l’orchidea bianca, riprodotti e messi a dimora in soli tre anni. È il risultato raggiunto dal progetto Orchis, tra le più imponenti iniziative di ripopolamento realizzate in Europa e nel mondo.

Promosso dal , in collaborazione con il Centro flora autoctona della , Orchis ha consentito di rafforzare in modo significativo la presenza delle orchidee nelle bergamasche e di contribuire all’educazione alla tutela della biodiversità, attraverso la creazione di aiuole didattiche.

Alla base del progetto c’è il concetto che aumentando il numero di esemplari sul territorio, cresce il numero degli insetti impollinatori che vengono attratti dalle orchidee. Di conseguenza aumenta la probabilità di successo riproduttivo di queste piante, tra le specie più esposte al rischio di estinzione, a causa della graduale scomparsa dei loro habitat. «Le orchidee autoctone costituiscono un gruppo chiave per la tutela della biodiversità perché abbinano a un’ecologia specializzata e particolarmente vulnerabile la predilezione per habitat minacciati.

Di conseguenza per molte specie di orchidee la protezione tradizionale e le leggi speciali non costituiscono strumenti sufficienti – ha spiegato , presidente del Bergamasche –. Per questo abbiamo sviluppato un progetto che ha consentito la produzione completa delle orchidee nei loro habitat e anche fuori, perché abbiamo aperto un deposito bancario di nelle cosiddette banche dei semi. Al deposito si potrà attingere in futuro, se la conservazione in ambiente dovesse fallire, evitando così la possibile estinzione».

Per riprodurre le orchidee sono stati utilizzati semi raccolti manualmente nei campi e poi trasferiti nei laboratori del Centro flora autoctona della Regione Lombardia, specializzata nella riproduzione delle orchidee. Qui i semi sono stati fatti germinare in condizioni di sterilità in speciali piattini di plastica, detti «Capsule Petri», e poi sono stati messi a dimora nel Parco delle Orobie. Inoltre, nei dintorni di 12 rifugi gestiti dal Cai, sono stati creati, a scopo didattico, ambienti adatti alla vita delle orchidee e di altre piante.

Per la realizzazione delle aiuole sono state utilizzate 8 specie di orchidee e in totale son state piantate circa 250 piante e altre 104 sono state portate nel Parco del Monte Barro. Il progetto Orchis viene presentato domani dal Parco delle Orobie, dalle 10 alle 19, con un gazebo in Città Alta sotto i portici del Palazzo della Ragione all’interno delle iniziative della sesta giornata per la Salvaguardia del Creato, promossa dal Centro diocesano per la Pastorale sociale.

L’Eco di Bergamo