areraA Oltre il Colle, su un canalone a 2.100 metri. Giudici, tifo e classifica come in una sfida vera. Una gara di sci sulla neve in piena regola, amatoriale ma pur sempre una gara. L’11 luglio scorso.

Proprio così: sulle , quest’estate, e forse ancora per un po’ di settimane, si può provare l’ebbrezza di mettere gli e scendere tra i paletti per uno slalom. Ci ha creduto e c’è riuscito, sabato scorso, un gruppo di amici di Oltre il Colle e Oneta, lungo un canalone del versante Nord-Ovest del monte Arera, in località Mandrone (dove nei mesi scorsi era stato anche avvistato l’orso JJ5), a quota 2.100 metri di altitudine.

Lì la neve c’è ancora, e tanta. E pensare che da anni, proprio sull’Arera, ufficialmente non si scia più neppure d’inverno, perché le seggiovie sono state dismesse.

La «pista» da sci estiva si trova lungo il alto dei fiori, raggiungibile dal rifugio «Capanna 2000». E proprio il rifugista Attilio Rizzi spiega che «da almeno 15 anni, ovvero da quando gestisco il rifugio, non ho mai visto così tanta neve in questo periodo. Di solito restava una piccola macchia, ma sabato scorso c’era ancora una “lingua” lunga 300 metri, forse in alcuni punti alta anche due metri. E, a valle, la neve copriva totalmente una piccola baitella utilizzata un tempo dai contadini. Il versante è poco esposto al sole, durante l’inverno si scarica parecchia neve e, probabilmente, ne troveremo ancora a Ferragosto. Sicuramente un fatto eccezionale».

Tanto eccezionale da consentire lo svolgimento di una gara, con cronometristi e persino il pubblico a fare il tifo. Già lo scorso 21 giugno tre amici (David Borlini di Oneta, Remigio Scolari e Gianluigi di Oltre il Colle) erano riusciti a sciare sull’Arera, lungo il canale Luna. Avevano voluto così ricordare Pierangelo Maurizio, l’alpinista di Oltre il Colle scomparso sull’Everest nel 2007 che, per ultimo, il primo giorno d’estate del 2001, era riuscito nella stessa «impresa», grazie alla presenza della neve sulla montagna. «Proprio il 21 giugno scorso – spiega Borlini – è nata l’idea, insieme al rifugista del “Capanna 2000”, di organizzare una gara di sci a luglio, nella zona del Mandrone, dove la neve era ancora tanta».

Una gara trasformatasi in una festa anche per tanti escursionisti di passaggio, diretti al rifugio o alla Corna Piana. «Una volta diffusa l’idea – continua Rizzi -, diversi appassionati ci hanno contattato per poter partecipare alla singolare sfida. Ma per quest’estate abbiamo pensato di riservarla a pochi amici, non essendo comunque una manifestazione con tutte le norme di previste da una gara ufficiale. Pazienza, l’estate prossima, se ci sarà ancora la neve di quest’anno, ci organizzeremo meglio».

Eccoli, quindi, i sei temerari – in ordine di classifica finale – che hanno preso parte alla gara sulla neve, forse l’unica mai disputata finora a luglio sulle Orobie: Fabrizio Manenti, Fabio Carrara, Attilio Rizzi, David Borlini, Remigio Scolari e Clara Raieri, unica donna partecipante. Giobbe Galizzi di Oltre il Colle ha tracciato la pista, Thomas Cannone e Marco Castelvedere di Bergamo hanno fatto da cronometristi. Il gruppo è partito di buon mattino dalla località Plassa, a Zambla Alta di Oltre il Colle. Paletti per la pista di gara e sci sono stati portati fino al rifugio «Capanna 2000» con una jeep, mentre gli atleti sono saliti a piedi. Dal rifugio, quindi, gli , scarponi negli zaini, sci e paletti di gara sulle spalle, si sono incamminati sul Sentiero alto dei fiori, verso il Mandrone. Dopo mezz’ora, in mattinata, l’arrivo sulla «lingua» di neve e l’allestimento della pista per lo slalom, circa 150 metri. Sole a sprazzi e circa 15 gradi la temperatura dell’aria. Quindi una discesa di prova per tutti e poi il via tra i paletti, per le due classiche manche, ciascuna di circa 35 secondi. «Nonostante qualche sasso – spiega Borlini -, si sciava abbastanza bene perché la neve era alta. Basta usare sci, come li chiamiamo noi, “da roccia”, che si possono rovinare». «Alla fine è stata una festa per noi e per i tanti escursionisti di passaggio – aggiunge Clara Raieri – tanto che alcuni di loro, da lontano, ci incitavano e facevano la “ola”». E poi premiazioni e festa al rifugio «Capanna 2000». Insomma, sull’Arera, le seggiovie non ci sono più da tempo, ma gli più incalliti non si fermano davanti a nulla.

Giovanni Ghisalberti