logo_home_small – Doveva essere già tutto deciso – in fondo si trattava della ratifica di un accordo già definito nei suoi contorni – eppure una cinquantina di lavoratori ieri «piantonavano» la sede dell’assessorato al Lavoro come tante sentinelle. In corso c’era l’incontro fra la proprietà di Mvb – Valle , rappresentanti delle istituzioni e sindacati per fare il punto sulla situazione dell’azienda tessile di Zogno e approdare ad un’intesa per il saldo delle mensilità arretrate. «Anche tre per qualcuno», dicevano in coro i dipendenti in presidio (ma non in sciopero), ma Massimo Trabattoni, amministratore delegato di Mvb, che intorno alle 13 ha lasciato la sede dell’assessorato con l’accordo in tasca, ci tiene a precisare che «la media è di 1,2 mensilità da corrispondere».

Se poi «si considera che proprio oggi (ieri per chi legge, ndr) è stato saldato un altro 20% relativo al mese di giugno, la media scende a una mensilità arretrata», puntualizza Trabattoni. Il contenuto dell’intesa L’intesa, comunque, consiste proprio in questo: nell’impegno da parte dell’azienda a corrispondere gli stipendi in arretrato con un programma di rateizzazione che va da oggi a fine dicembre. Una boccata d’ossigeno per i 330 lavoratori della Mvb, in maggioranza donne, che dal 9 gennaio sono di nuovo interessati da un contratto di solidarietà di un anno (si tratta del sesto) con una riduzione dell’orario di lavoro pari al 60%.

Il lavoro non manca
Facendo un ragionamento più ad ampio raggio, l’ad di Mvb, afferma che «c’è una prospettiva di miglioramento: è chiaro che comanda il mercato, oltre al fatto che, producendo in Italia, ci si scontra con più alti del 30-40% rispetto a chi ha scelto la via dell’estero». Fatto sta che Trabattoni non esita a dire: «Siamo pieni di lavoro, tanto che rispetto ad una media di 130 che lavorano, in questo periodo stanno lavorando in 150. La collezione è piaciuta e le campionature stanno crescendo ». L’azienda, che produce per camicie, ha un giro d’affari che si attesta intorno ai 20 milioni di euro, di cui oltre l’80% proveniente dall’export. A settembre anche parte della produzione della Oltolina di Asso, in provincia di Como, è confluita nello stabilimento brembano, «in un’ottica di razionalizzazione dei costi».

Ma che cosa ne pensano le parti sociali dell’intesa raggiunta?
L’assessore provinciale al Lavoro, Giuliano Capetti, parla di «incontro positivo con l’impegno da parte dell’azienda a rafforzare la produzione, cosa che fa ben sperare per il futuro ». Dal canto loro il consigliere provinciale e il sindaco di Zogno Giuliano Ghisalberti esprimono soddisfazione per il raggiungimento dell’accordo e per il fatto che «sono state avanzate delle prospettive per il futuro». È un po’ più critico il segretario della -Cisl, Raffaele Salvatoni, che non esita a bollare l’intesa come «molto tirata». «Serve credibilità – dice – e che gli accordi siano rispettati, perché i lavoratori si sono dimostrati disponibili ad andare incontro all’azienda ». Anche Luigi Zambellini della Uilta-Uil si augura «che ciò che è stato concordato per scritto sia mantenuto», mentre Pietro Allieri della Filcatem-Cgil mette l’accento sul fatto che «nei prossimi tre mesi verranno erogati la parte mancante dello stipendio di giugno e i salari di luglio e agosto ». Trabattoni, che giovedì incontrerà di nuovo i sindacati, ribadisce comunque che «il lato positivo della questione è che, al di là dell’importanza dell’accordo sottoscritono, esistono buone e significative prospettive di crescita».

Francesca Belotti – L’Eco di