Ridefinire i vincoli e unire le forze. Corso di sopravvivenza per i 24 Parchi regionali (di cui cinque bergamaschi). Visti i tagli paventati dalla manovra governativa, il Pirellone corre ai ripari. Due le ipotesi anti-sprechi sul tavolo, emerse mercoledì sera in un incontro a Bergamo tra l’assessore regionale a Sistemi verdi e Paesaggio Alessandro Colucci e i vertici del Pdl locale. Approfondite poi ieri a Milano con il presidente della commissione regionale Agricoltura Carlo Saffioti, una trentina di sindaci bergamaschi e il bergamasche, in un’anteprima degli Stati generali dei parchi che si aprono oggi.

Le due ipotesi al vaglio
Da una parte si prospetta un nuovo modello di governance, con l’unione dei servizi e la riduzione delle «poltrone», per permettere risparmi gestionali. Senza escludere la possibilità di accorpamenti tra Parchi, come già avvenuto per le . Dall’altra la ridefinizione dei «paletti», a partire dalle Zps (Zone di protezione speciale), secondo un passaggio che l’assessore Colucci definisce «dal sistema dei vincoli a quello delle opportunità».

Le Zps sono da sempre un argomento «caldo». Soprattutto per il Parco delle Orobie, dove l’85% del territorio è nella Rete Natura 2000 (tra Zps e Sic, siti d’importanza comunitaria), dedicata alla conservazione dell’avifauna e previste dall’articolo 4 della direttiva europea uccelli. Uno scoglio con cui aveva dovuto fare i conti, ad esempio, il progetto bettoniano del comprensorio sciistico alta -. Ora Colucci dice: «Mi muoverò in tempi brevi per valutare una loro rimodulazione», come chiede anche Saffioti con un ordine del giorno in Consiglio regionale: «Un eccesso di Zps in certe zone, come le Orobie, è diventato un ostacolo per lo sviluppo. Brescia al confronto ne ha molte meno». La procedura, però, si annuncia lunga. La modifica dei confini delle Zps dev’essere fatta alla fine di un monitoraggio scientifico (previsto entro il 2012), per poi passare all’esame di ministero ed Europa. L’obiettivo a medio-breve termine, quindi, resta quello di intervenire per alleggerire i divieti attualmente in vigore, con provvedimenti specifici, territorio per territorio. «Il sistema dei vincoli va riformato – aggiunge Colucci –, blocca interventi sostenibili ed economicamente vantaggiosi, che potrebbero fornire risorse per la gestione degli enti parchi». Oltre alla promozione del turismo, si pensa di dare ai parchi la possibilità di produrre semilavorati. Come nelle Orobie valtellinesi, dove, con l’introduzione della filiera bosco-legno-arredo-energia, si sono presi due piccioni con una fava: si è risolto il problema dell’incuria dei boschi (tra le principali cause d’incendio) e si è prodotta energia pulita.

Dai Comuni è arrivata infatti anche una richiesta di maggior autonomia, stanchi di passare per «bastian contrari» o antagonisti dei Parchi. «Il punto – sostengono – è che ormai, ingabbiati dalle regole, non possiamo pulire i boschi o tagliare le piante malate, con conseguenze devastanti; e gli agricoltori abbandonano il territorio, che va incontro a un progressivo degrado». Sul loro protagonismo punta Saffioti: «Abbiamo chiesto un’analisi delle situazioni critiche, che costituirà poi una base per agire sulle Zps».

Possibili accorpamenti
Altra questione, la riduzione delle spese dei Parchi, senza comprometterne il funzionamento. «Si potrebbe prevedere l’accorpamento di servizi tra parchi diversi – spiega l’assessore –, condividendo risorse umane e strumentali, ma anche il taglio delle “poltrone”». Non si esclude neanche l’ipotesi di unire i Parchi ora divisi, come i due Parchi dell’Adda e i due dell’Oglio. L’obiettivo è un maggiore equilibrio. «Oggi il Parco delle Orobie va avanti con 4 persone, mentre quello del Ticino ha molte più risorse», fa un esempio Saffioti.

Benedetta Ravizza – L’Eco di Bergamo