Protestano i residenti di quattro località: «Gli occhi bruciano, i vestiti puzzano». Il sindaco: «Nessuna combustione chimica. Emissioni sempre sotto controllo». Sedrina – «Prima i detriti delle esplosioni della cava, ora i fumi della nuova centrale a biomasse». I residenti di , Cassettone, Patromano e Cachinaglio, località di , puntano il dito contro il fumo della nuova centrale in Tresa, che scalda alcune abitazioni del paese. Il motivo delle lamentele è uno: il fumo che nei giorni di pioggia, bassa pressione o vento raggiunge le abitazioni adiacenti. «Nelle giornate di vento o bassa pressione il fumo raggiunge le », spiega Elia Gotti. Aggiungono Enrico e Giuseppe Fustinoni: «Siamo costretti a convivere con questo fumo che a volte sembra una vera e propria nebbia. Capita soprattutto d’autunno e d’inverno, proprio in questo periodo. L’ultima volta proprio domenica e lunedì scorsi».

L’impianto è costato 15 milioni di euro: le prime prove sono state fatte a inizio 2009 mentre l’inaugurazione ufficiale lo scorso maggio. È stato anche installato un impianto minore a metano che entra in funzione in caso di disfunzioni o manutenzione al sistema principale. E c’è pure una turbina per la produzione di elettricità. «L’Amministrazione aveva promesso di installare delle centraline per la rilevazione dei fumi – aggiunge Franco Gotti – ma a oggi non c’è nulla. Siamo passati dai detriti delle esplosioni dell’ex cava al fumo della nuova centrale».

Fra le principali preoccupazioni il genere di materiale bruciato dalla centrale, quindi i fumi. «A volte è impossibile tenere le finestre aperte, oppure ritiri i vestiti appesi e puzzano di fumo – sottolinea Cristian Forcella –. Se poi c’è l’intenzione di ampliare la rete di teleriscaldamento anche a Botta presumo che si dovrà bruciare ancora più legna, quindi il fumo aumenterà. Ricordo una volta che mi davano fastidio gli occhi». A Benago, frazione a monte della centrale, la situazione non cambia. Dicono Ermanno Sonzogni e Angelo Carminati: «La puzza di bruciato la si sente spesso, speriamo solo che i fumi non siano nocivi. È l’unico fastidio che provoca, il resto dell’intervento è positivo».

A rassicurare i cittadini è il sindaco Agostino Lenisa. «Vengono bruciati solo scarti di legna, non c’è nulla di chimico. Quello che si vede uscire dalla centrale è principalmente vapore. I fumi poi sono costantemente sotto controllo e periodicamente sono inviati i dati delle rilevazioni ad Arpa e Asl. Questa centrale brucerà solo legna vergine e saranno ridotti, invece, i fumi che fuoriescono». A breve, inoltre, saranno posizionati i tabelloni luminosi a Cassettone, di fronte al municipio e Botta, che mostreranno l’anidride carbonica risparmiata, la potenza erogata elettrica e calorica. Una trivella, nei giorni scorsi, ha avviato i lavori per la realizzazione di un pozzo per la presa d’acqua che alimenta la centrale, a lato della che conduce alla frazione Benago.

«Da non dimenticare poi che la centrale sta dando lavoro a sette giovani – dice il sindaco – e ha un indotto di circa venti fra operai e autisti». Fra i progetti in cantiere anche il prolungamento del teleriscaldamento fino a Botta: i residenti della frazione avranno tempo fino al 10 febbraio per inviare la richiesta di allacciamento alla rete. L’importo complessivo dell’opera è di due milioni e mezzo di euro, di cui un milione e 86 mila euro già dalla Regione. Ma proprio sul prolungamento del teleriscaldamento a Botta nei giorni scorsi c’è stato uno scontro tramite volantini tra Amministrazione e minoranza della Lega.

In particolare il Carroccio critica il mancato raggiungimento di quattro obiettivi che con la centrale il Comune si sarebbe posto: favorire lo sviluppo della filiera del legno a livello locale (il legno, invece, ora arriva da fuori ), ridurre l’inquinamento, favorire un risparmio del 20-25% sulle spese di riscaldamento dei cittadini e creare un’entrata per il Comune. Il sindaco ha replicato che la centrale è partita da soli otto mesi e per ora i fornitori arriveranno da fuori ma non «per questo si può dire che il progetto è fallito». Quindi ha ricordato che le emissioni di «legno vergine non sono paragonabili a quelle degli idrocarburi», infine ha ribadito i vantaggi sia per il Comune sia per i cittadini.

Massimo Pesenti – L’Eco di Bergamo