Sono due dei comuni che, nella nostra provincia, contano numeri cospicui di seconde . Ma sono anche i due comuni che, dal punto di vista turistico, hanno cercato di attrezzarsi per non lasciare le abitazioni vuote: Selvino, in , e Serina, in Valle Brembana, ieri al seminario di Confcooperative sono stati invitati per portare i loro esempi. Da parte di , assessore al Turismo di , è arrivata una difesa del patrimonio immobiliare, con alcune precisazioni: «Ricordiamo che le seconde case non sono solo di villeggianti ma anche di residenti che hanno investito. Proprio perché queste a sono la maggioranza dico che la nostra è un’offerta di qualità: le abitazioni sono più curate.

E poi sono di certo una fonte di reddito: il Comune incassa l’Ici e di questi tempi è ossigeno, ma anche le piccole aziende artigiane, pensiamo agli imbianchini, hanno fonti di lavoro qui». Una chiosa sulla «cementificazione»: «L’ultimo terreno che ha venduto il Comune, per creare servizi pubblici col ricavato, risale a otto anni fa. Le altre sono concessioni di molto tempo fa».

Da parte di Angelo Bertocchi, assessore al Turismo di Selvino e operatore immobiliare, l’appello «alla condivisione dell’obiettivo. Capita che chi possiede case non ne curi la qualità, così possibili acquirenti si trovano a vedere materassi diversi, comodini senza lampade…». E, nonostante budget fissi, «se non sono case di livello spesso le rifiutano». Ora le normative sulla messa a norma aiutano, ma la valutazione di standard minimi (come da lezione trentina) aiuterebbe. Selvino, analogamente a Serina, ha poi puntato sull’animazione: «Il paese diventa un villaggio turistico, e gli animatori sono ragazzi del paese. Per valorizzare le seconde case serve ancora molto».

L’Eco di