San Pellegrino Terme – Un comitato di cittadini contro la realizzazione di una dépendance nel parco del di San Pellegrino. Il gruppo si è costituito al termine dell’affollata assemblea pubblica organizzata dalle minoranze «Il ponte» (di Nicola Baroni e Roberto Tauro) e «La forza delle idee» (di Raffaella Sonzogni) nella sala congressi dell’hotel Bigio. Da relatori e pubblico è emersa la preoccupazione sui ritardi dell’operazione di rilancio, sul rischio di sacrificare l’area verde del parco del e sull’inadeguatezza architettonica della dépendance. «Intanto i commercianti – ha detto Sonzogni – lamentano grosse difficoltà ad andare avanti. Vogliono sapere se il rilancio ci sarà o no».

Non ci bastano – ha aggiunto Baroni – le rassicurazioni del vicesindaco che afferma che la costruzione della dépendance è lontana. Si tratta di un’opera invasiva, che diminuisce il verde e che preclude un eventuale interesse da parte di un altro privato eventualmente interessato al Grand Hotel. Ciò che chiediamo è la revisione dell’accordo di programma e un punto fermo: innanzitutto le nuove terme».

Tra i presenti anche il vicesindaco Vittorio , che ha replicato: «Siamo consapevoli dei ritardi – ha detto – per cui solleciteremo il , come abbiamo fatto fino a ora. Ma il progetto resta complesso, il momento economico non è favorevole e dobbiamo ricordarci che, al di là di Percassi, altri imprenditori pronti a investire su San Pellegrino non ce ne sono. Il problema della dépendance non esiste così come è stato presentato. Sarebbe un insulto all’intelligenza di Percassi pensare che lui voglia costruire una dépendance alberghiera senza prima aver aperto le Terme e recuperato il Grand Hotel».

Sempre sulla questione della dépendance il consigliere di minoranza della lista «La forza delle idee» Roberto Grazioli (componente del Cda della società Grand Hotel) tiene a precisare: «Le analisi di mercato dicono che il Grand Hotel ristrutturato non potrà camminare da solo. Da qui l’esigenza di una dépendance e di una sala congressi, che dovranno andare di pari passo col recupero del corpo principale. Altre strade sono improponibili e, da solo, il Grand Hotel resterebbe un monumento di archeologia alberghiera. Nel mondo, peraltro, ci sono altri esempi di storici che, per poter continuare a lavorare, sono stati affiancati da edifici collaterali».

Silvia Salvi – L’Eco di Bergamo

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