Piazzolo – La neosindachessa non lo nasconde: l’argomento non l’appassiona troppo («Quel che conta è la persona, le sue scelte e le sue azioni, indipendentemente dal genere», ripete convinta). Ma poi non si sottrae alla battuta: due donne sole al comando? «In realtà siamo tre, in Comune c’è anche l’impiegata… diamo il buon esempio!». A Piazzolo, 84 residenti in alta , il governo in rosa non è certo una novità: da dieci anni alla guida del paese c’era Ernestina Molinari, ora assessore ai Servizi sociali in . E vicesindaco al fianco della neoeletta Laura Arizzi, che ha preso da lei il testimone. Ma proprio qui sta la curiosità al femminile: l’accoppiata «total pink», col suo bel bagaglio di esperienza alle spalle, sarà sola al timone del paese, almeno sul fronte «esecutivo».

Dallo scorso anno, infatti, i Comuni sotto i mille abitanti che vanno a elezioni si ritrovano senza Giunta. Le decisioni che prima spettavano a quest’organo sono assunte con decreti e determine del sindaco, cui è consentito al massimo l’affiancamento di un vice. Come nel caso di Piazzolo. Domani l’insediamento Resta invece (pur dimezzato, da 12 a 6 consiglieri) il Consiglio comunale: l’insediamento a Piazzolo è previsto per domani alle 10,30. Sul tavolo non solo le (importanti) formalità di rito, ma anche alcune scelte di sostanza, per esempio il regolamento sulla compartecipazione degli utenti ai costi per il Centro socioeducativo. Nell’occasione, il sindaco spiegherà anche come verranno suddivisi alcuni incarichi tra i consiglieri di maggioranza. Già, perché «se l’assenza della Giunta mi fa sentire ancor di più la responsabilità del mio ruolo, l’intenzione è comunque di confrontarsi con tutto il gruppo di maggioranza – spiega Arizzi –. Abbiamo pensato di dividerci a coppie o piccoli gruppi, concentrando l’attenzione su vari temi: ambiente e territorio, servizi sociali, turismo e iniziative pubbliche. Poi, considerato anche che il Comune vanta la bellezza di due dipendenti (più, attualmente, un lavoratore socialmente utile), gli aiuti sono sempre graditi: «Alcuni volontari stanno dando una mano al messo comunale nel sistemare i ciottoli della piazza, in vista di un’iniziativa in programma sabato sera – racconta il neosindaco –. Al di là dei ruoli, c’è voglia di fare». Certo, quel taglio alle Giunte nei microcomuni – inizialmente collegato alla nascita delle Unioni, alle quali i Comuni però stanno preferendo, per la maggior parte, la gestione associata di alcune funzioni – qualche interrogativo lo pone: «Non si risparmia praticamente nulla – riflette Molinari –: io nello scorso mandato avevo due assessori, la spesa era minima, e anche solo moralmente per un sindaco avere un supporto e un’occasione di scambio è importante. E infatti lo faremo lo stesso». Tanto più che se da un lato il taglio agli assessori, dall’altro «non siamo ancora riusciti a stilare il bilancio preventivo per via della totale mancanza di certezze in fatto di risorse: non sappiamo ancora cosa arriverà dallo Stato».

«Danno più che risparmio»
Ma quanto si risparmia con la sparizione delle Giunte? Due conti rendono l’idea: gli assessori prendono il 10% del sindaco, cui nei paesi sotto i mille abitanti spettano al massimo 1.291 euro mensili lordi. Gli assessori, quindi, non vanno oltre i 130 euro al mese. Che diventano la metà se si è lavoranuità di azione della Giunta, è superiore a quel che si risparmia». Risparmio zero, ad esempio, a Mezzoldo, tra i primi (insieme ad altri tre paesi bergamaschi) a «perdere» la componente assessori già col voto dello scorso anno: «Nessuno di noi prendeva indennità nemmeno prima – racconta il sindaco Domenico Rossi –. Dal punto di vista economico, quindi, non è cambiato nulla. A meno che non vogliamo considerare la corrente elettrica e il riscaldamento per le sedute di Giunta». I decreti del sindaco In assenza della quale ognuno si organizza come può: se a Mezzoldo «cerchiamo di portare sempre tutto in Consiglio, a parte le bazzecole, per far sapere cosa stiamo facendo», ad si è deciso di mantenere un esecutivo informale (tanto gli assessori anche qui erano pure prima) e in versione «larghe intese».

Fausta Morandi – L’Eco di