Valle – Il modello è la «Green house» di Bruxelles: un edificio a emissioni di Co2 pari a zero, totalmente autosufficiente da un punto di vista energetico, grazie all’uso di fonti rinnovabili, solari, biomasse e geotermiche. E, molto probabilmente – a detta dei progettisti e della – sarà il primo edificio pubblico di questo tipo in Italia. Nell’ex palazzina Falck della , in via Locatelli a (accanto alla caserma dei vigili del fuoco), che ospitava Forestale, e Gruppo di azione locale, sono iniziati i lavori per la realizzazione della «Green house» della Valle Brembana. Opera che costerà circa un milione e mezzo di euro, appaltata alla Sigeco di Brugherio, e dovrebbe essere pronta nell’arco di un anno.

Alla presentazione del cantiere erano presenti il presidente della Comunità montana Alberto Mazzoleni, il vicesindaco di Zogno Giampaolo Pesenti, il progettista Pierluigi Carminati di , dirigenti e maestranze dell’impresa incaricata dei lavori. «L’idea di una casa verde per la Valle Brembana – ha detto Mazzoleni – nacque in un viaggio con Antonello Pezzini (consigliere del Comitato economico e sociale europeo, ndr) a Bruxelles. Là c’è già una green house, realizzata in un’antica casa, meta di visite turistiche. La nostra dovrebbe essere la prima in Italia, ricavata in un edificio pubblico».

Con una superficie di circa mille metri quadrati su tre piani, la «Green house» brembana ospiterà al piano terra uffici e sala riunioni per la Comunità montana, al primo piano un’area formativa per le imprese sulle energie rinnovabili (con la collaborazione di «Bergamo sviluppo» della Camera di ), e al secondo piano spazi di utilizzo vario, compresa la sede della società che dovrà sviluppare i Piani per l’energia sostenibile dei Comuni della valle. La casa verde rientra infatti nel «Covenant ofmajor» (Patto dei sindaci), l’iniziativa dell’Unione europea volta alla riduzione delle emissioni dei gas a effetto serra. E la «Green house» andrà in tale direzione: per la costruzione si utilizzeranno materiali della valle (dall’ardesia di Branzi al marmo arabescato orobico, dalla legna ai ciottoli di fiume) e, soprattutto, sarà a emissioni zero. Sfrutterà l’energia solare, la biomassa (legna), la geotermia, avrà a soffitto, pompe di calore, tetto ventilato e vasca per la raccolta dell’acqua piovana, e sarà coibentata: il tutto per essere totalmente autosufficiente da un punto di vista energetico (non sarà utilizzata alcuna energetica fossile). «La casa sarà aperta a laboratori e visite – spiega Mazzoleni – e vorrà diventare uno dei simboli del futuro della Valle Brembana».

Giovanni Ghisalberti – L’Eco di Bergamo