fioriAi rifugi Capanna 2000 e Albani stazioni meteo per studiare i cambiamenti climatici: dati online. I fiori delle Orobie come i turisti milanesi, alla ricerca di aria fresca. Il paragone, così di primo acchito, potrebbe sembrare un po’ fuori luogo. Ma il comportamento, almeno quello estivo – e con le debite proporzioni – calza e serve a capire: perché se i cittadini per evitare l’afa metropolitana fuggono in alta , così la flora e non solo, causa il riscaldamento globale, sta risalendo le vette delle . Alla ricerca, appunto, di un clima più freddo.

Lo dimostrano le ricerche scientifiche e, nei prossimi anni, sarà probabilmente dimostrato anche per la flora delle nostre montagne. Perché proprio quattro vette di diversa altitudine (intorno ai 2.000 metri), il Menna e il a , il Cimetto a Premolo (vicino alla più conosciuta cima del Grem) e il Ferrantino a Vilminore di Scalve, sono parte del progetto «Gloria» («Global observation research-initiative in Alpine environments», www.gloria.ac.at), un programma internazionale di ricerca scientifica finanziato dall’Unione europea e avviato nel 2000 per comprendere i mutamenti degli ecosistemi tramite 178 punti di osservazione in tutto il mondo (tra cui le quattro vette orobiche).

Lo studio, guidato dall’università di Vienna e, per le Orobie, dall’università di Pavia (insieme a Cai di Bergamo, Wwf, e Centro meteo lombardo), d’ora in poi potrà avvalersi anche dei dati forniti dalle centraline meteo installate sulle quattro montagne bergamasche. Sabato scorso, il Centro meteo lombardo (associazione nata nel 1999, oggi con 300 soci, tra cui meteorologi e fisici), ai 1.980 metri dell’Arera, nei pressi del rifugio Capanna 2000 (proprietà del Comune di Oltre il Colle), ha installato la centralina meteo più alta delle Orobie, mentre domenica è entrata in funzione la stazione sul Ferrantino, nei pressi del rifugio Cai Albani.

I dati forniti in tempo reale, ovvero temperatura, umidità, vento e precipitazioni, sono visibili online sul sito Internet www.centrometeolombardo.com, insieme a quelli delle altre 240 stazioni installate dal Centro meteo (Cml) in tutta la regione (tra cui quella al Curò, a Valbondione, inaugurata lo scorso luglio). A ottobre sarà installata anche una stazione meteo sul Menna, quindi, nelle settimana successive, sul Cimetto. Mentre su tutte e quattro le cime sono già state posizionate sonde per monitorare la temperatura del suolo, a dieci centimetri sotto terra.

«La centralina dell’Arera è entrata in funzione dopo un anno di sperimentazioni – spiega Maurizio Andreozzi, socio del Cml che ha seguito da vicino le operazioni di installazione all’Arera –. È la più alta in Bergamasca e in Lombardia tra le 240 online del Centro meteo. Abbiamo fatto di più: i dati delle centraline meteo sono disponibili in diretta nei rifugi Albani e Curò (grazie alla disponibilità del Cai di Bergamo) e al Capanna 2000, tramite video collegati con onde radio alle stazioni esterne. E all’interno del rifugio Capanna 2000 attrezzeremo un Centro di meteorologia con testi e dvd».

Ma come avviene lo studio dei cambiamenti climatici sulle quattro montagne scelte nelle Orobie? «Il primo monitoraggio – spiega Graziano Rossi, docente dell’università di Pavia e responsabile del progetto Gloria per le nostre montagne – è avvenuto quest’estate. Sono stati individuate e segnate, in modo da poterle trovare anche in futuro, piccole aree di osservazione per censire piante e fiori esistenti. Fra cinque o dieci anni avverrà di nuovo il censimento e si individueranno le piante scomparse o quelle nuove che sono risalite alla ricerca di temperature più fredde. Le Orobie, in tal senso, per le loro caratteristiche e la loro posizione, rappresentano un progetto pilota a livello mondiale: sicuramente sono tra le montagne più a rischio, perché basse e vicine alla pianura, e quindi risentiranno più di tutte dell’aumento della temperatura globale. I monitoraggi della flora e la possibilità di misurare il microclima tramite le centraline meteo e le sonde sotterranee ci consentiranno di avere risultati importanti. E il “caso Orobie” sarà presentato il prossimo anno a un convegno internazionale sui cambiamenti climatici in Scozia».

«Sulle Orobie, peraltro – continua Rossi –, ci sono fiori rarissimi che, causa i cambiamenti climatici rischiano di scomparire. Potranno “fuggire” l’aumento della temperatura, risalendo fino alla cima, poi si estingueranno».
Ecco allora il progetto del Parco delle Orobie per cercare di salvare fiori endemici come la «Linaria Tonzigii» o il «Galium montis Arerae», tipici dell’Arera e di pochissime altre aree al mondo: sono stati raccolti circa un centinaio di semi, inviati e congelati alla Banca dei semi della Lombardia, a Pavia, e alcuni duplicati e inviati alla «Millennium seed bank» di Londra. «E probabilmente – conclude Andreozzi del Centro meteo lombardo – anche grazie ai dati che saranno raccolti e archiviati alla stazione meteo del rifugio Capanna 2000, si riuscirà a comprendere il perché proprio sull’Arera si sono conservati fiori unici al mondo».

Giovanni Ghisalberti – L’Eco di Bergamo