goglio1Con migliaia di scatti il celebre fotografo documentò vita e abitanti lungo il . Eseguiva ritratti nel suo studio, ma andava anche in giro per cascinali, piazze e fiere. Crediamo non ci sia non solo nella Bergamasca e in Lombardia ma anche in tutta Italia che abbia la fortuna, come la Brembana, di avere avuto un fotografo come Eugenio Goglio. Intendiamoci. Di fotografi nei decenni tra la fine dell’Ottocento e i primi del Novecento, quando questo nuovo straordinario strumento di documentazione si stava affermando, ce ne sono stati centinaia e centinaia. Ma la Brembana ha avuto un fotografo che non si è accontentato di riprendere paesaggi o eventi, oppure di effettuare ritratti in studio: Goglio ha visto, raccontato, documentato una intera ; ogni scatto un racconto, una storia. Un’autentica saga.

Eugenio Goglio non è uno sconosciuto. Negli ultimi anni è stato al centro di studi e ricerche. Il primo volume su di lui e le sue foto risale al 1979 (Una valle e il suo popolo. Ambiente e vita quotidiana di una comunità alpina, 1890-1926, nelle fotografie di Eugenio Goglio, a cura di Eugenio Guglielmi; Longanesi); un altro libro è uscito nel 2006 (Eugenio Goglio fotografo 1865-1926, il Volto e l’Anima, a cura di Roberto Belotti; Monumenta Bergomesia).

A Goglio e alla sua attività hanno fatto e fanno riferimento autori di testi sulla valle, mentre sue immagini sono pubblicate su volumi, riviste, opuscoli vari. Fu solo nel 1976 che incominciò a crescere l’interesse su questa eccezionale documentazione fotografica con una mostra della biblioteca comunale di Piazza Brembana: fu la prima di una serie che ebbe anche il merito di tenere viva l’attenzione. L’anno dopo la nipote Dolores Goglio Oldrati e la biblioteca iniziarono una ricognizione di tutto il materiale esistente.
Nel 1981, con felice e mai abbastanza lodata iniziativa, l’allora assessore alla Cultura, prof. Giampietro Galizzi, si fece promotore dell’acquisto, da parte della Provincia, del fondo Goglio – oltre 3.000 lastre e circa 1.300 fotografie -, più tardi sottoposto a restauro conservativo, catalogato e infine digitalizzato.

Ma Eugenio Goglio non è soltanto fotografo di «paese». Quando ancora la valle (soprattutto Piazza Brembana dove nacque, figlio del commesso postale) era un luogo remoto, con una viabilità che era ancora quella della cinquecentesca Priula, Goglio diventerà allievo dell’Accademia di Brera a , per seguire i corsi di ornato e di intaglio. Fu merito di don Angelo Tondini, arciprete per 53 anni di San Martino in Piazza e , il quale, sempre attento alle sorti dei suoi parrocchiani e al loro futuro, lo indirizzò alla prestigiosa scuola milanese.

Probabilmente il sacerdote aveva avuto occasione di osservare l’abilità del ragazzo in qualche laboratorio di falegname del paese. Fu sicuramente a Milano che Eugenio Goglio entrò in contatto con la fotografia e se ne avvalse a scopo di studio e come supporto per la sua attività di pittore e di scultore.

Apprendiamo tutto questo dal nuovo volume (Eugenio Goglio Fotografo, intagliatore, scultore, pittore – Lo sguardo acuto della fotografia – I volti e la storia dell’Alta Valle Brembana fra ‘800 e ‘900, a cura di Roberto Boffelli e Giacomo , voce narrante Silvana ) presentato nei giorni scorsi. Un’opera voluta dall’Ecomuseo Alta Valle Brembana di , di grande importanza per aver indagato la figura del Goglio anche per quanto riguarda il suo impegno come scultore e pittore.

L’indagine ha dato notevoli risultati e sono state rintracciate statue, sculture, mobili intarsiati; tra l’altro, è Goglio l’autore della scenografica nell’undicesima cappella al Sacro Monte di Somasca, dove è raffigurato San Girolamo che sfama gli orfani. Ulteriori ricerche in archivi potrebbero riservare altre sorprese.
Ma il nuovo volume si impone, e diventa estremamente interessante e godibile, per le tante immagini tratte dal fondo Goglio. Il grande formato ha consentito eccellenti riproduzioni (Corponove) che non solo esaltano la qualità delle fotografie, ma anche di spaziare dai personaggi e dai gruppi in posa ai dettagli (lo sguardo, la mano, l’abito, le scarpe, gli oggetti, le espressioni, gli atteggiamenti ecc.) che rendono veramente unica questa documentazione sulla gente e la vita nella Valle Brembana di un secolo fa.

Goglio eseguiva ritratti nel suo studio a Piazza Brembana e andava in giro con la sua ingombrante macchina fotografica fermandosi nelle piazze, nei cascinali, nei mercati. Ogni scatto una storia, che si offre a una analisi attenta e anche con un po’ di stupore. Un altro merito – non secondario – del libro: si sono individuati molti dei personaggi e le occasioni in cui questo straordinario fotografo ha finito per farli conoscere e tramandarceli. «Fotografie che parlano»: proprio così.

Pino Capellini – L’Eco di Bergamo