Olmo al Brembo – Archiviato perché il fatto non sussiste. Si conclude così il caso riguardante il depuratore di che era stato posto sotto sequestro – i sigilli sono stati già tolti mesi fa – per verificare il rischio di esondazione del fiume in seguito ad alcuni lavori compiuti nell’alveo. La comunicazione ’archiviazione del caso è stata annunciata nel recente Consiglio comunale. «Eravamo tranquilli e aspettavamo il decorso della perizia – dice il vicesindaco Carmelo Goglio –. Rimane il rammarico per il blocco della prosecuzione dei lavori, per e i soldi spesi per difenderci e perché l’accusa aveva un interesse personale e l’unico obiettivo di attaccare l’amministrazione».

Le domande e il contenzioso
Il contenzioso è cominciato quando il consigliere di minoranza (lista «Olmo Nuova») Fabio Passerini aveva inviato una lettera al Comune e ai vari enti coinvolti nella costruzione ma, a suo avviso, le risposte erano insoddisfacenti oppure non arrivavano e per questo aveva deciso di rivolgersi all’avvocato Federico Riva. Nel dicembre scorso il legale s’era presentato in Procura per sporgere denuncia e così era stata aperta l’inchiesta. Il pm aveva disposto accertamenti e il 16 aprile scorso aveva inviato i a sequestrare l’area. I sigilli erano però stati posti erroneamente e occupavano più metri quadrati del dovuto, quindi erano stati ridimensionati. Secondo Passerini i lavori sarebbero avvenuti in una zona instabile e, in particolare, la «terrazza» che era stata realizzata restringeva l’alveo del Brembo, mettendo in pericolo l’incolumità pubblica. Per questa accusa, quindi, sette erano indagate: il sindaco Sergio Amboni, il segretario comunale Immacolata Gravallese, il direttore dei lavori, il tecnico comunale e i vertici della ditta esecutrice dell’opera, la Antonio Regazzoni di Olmo al Brembo.

«Accuse inesistenti»
Alle operazioni di accertamento hanno parteciperanno anche i consulenti delle difese: l’avvocato Emilio Gueli per il sindaco Amboni che aveva nominato l’ingegner Michele Giorgio e l’avvocato Roberto Bruni per la ditta «Regazzoni Antonio» che aveva scelto l’architetto Pierluigi Cortinovis. «Per quanto riguarda l’amministrazione comunale il caso è archiviato, perché abbiamo proceduto come sempre nell’assoluto rispetto delle leggi – precisa Goglio –. L’archiviazione dimostra l’inesistenza delle accuse. Bastava che il consigliere di minoranza chiedesse l’accesso agli atti per assicurarsi che tutto fosse nella norma. Ha invece firmato l’esposto come semplice cittadino, senza né coinvolgere il suo gruppo di minoranza né procedere secondo l’iter burocratico che compete a un consigliere. E le conseguenze le paga l’intera cittadinanza: ritardo nei lavori, soldi e tempo spesi».

«Ma il danno rimane»
Il consigliere Fabio Passerini ribatte al vicesindaco confermando la sua posizione: «Quanto ho fatto era nel mio pieno diritto e visto che il giudice ha disposto accertamenti non è stata una perdita di tempo. Il pm ha archiviato l’esposto e ne prendo atto, ma a mio avviso il problema esiste e il danno rimane perché il depuratore è costruito a meno di cento metri dal centro abitato. Cosa che so per certo, visto che abito qui.

Arizzi – L’Eco di