San Giovanni Bianco – Ottavo posto. In piena top ten. Un piazzamento, però, che il Bianco avrebbe fatto volentieri a meno. Dopo Argentera (Cuneo), Terracina (Latina), Monte Romano (Viterbo), Rocchetta Ligure (Alessandria), Rosello (Chieti), Cutigliano (Pistoia) e Pignataro Interamna (Frosinone) c’è il paese della Valle Brembana tra gli 82 enti italiani colpiti da una patologia tutta contabile: il disavanzo di amministrazione.

Un fulmine a ciel sereno che in cifre significa 429,32 euro di debito per ognuno dei 5.126 abitanti brembani. Tutto ciò potrebbe sembrare un’irrisione provocatoria di un contemporaneo che scherza coi numeri se i dati non giungessero dalla Corte dei conti, aggiornate al 31 dicembre 2008. Le statistiche «cantano» una situazione non rosea bensì in rosso. E se la saggezza popolare suggerisce che i mali s’infilano uno dietro all’altro non costituisce l’eccezione. Ad aprile il sindaco Gerardo Pozzi, con la maggioranza, ha dato le dimissioni. Giunta finita ko dai montanti della crisi economica delle casse comunali e dalle difficoltà di amministrare e portare fuori il paese, con mezzi ordinari, da una pesante situazione di indebitamento. Ergo: Comune commissariato, nuove elezioni in primavera e obbligo, per far cassa, di alienare beni immobili pubblici. E adesso spunta il rating stilato dai magistrati contabili dello Stato analizzando la finanza locale. «Sinceramente non pensavo di trovare tra i primi dieci – confessa il commissario prefettizio Adriano Coretti – anche se oggettivamente la cosa non mi sorprende.

Conferma la situazione delicata di un Comune che sta affrontando un necessario percorso di risanamento». Basta un calcolo per farsi un’idea della débacle, l’unica in Bergamasca. Se, infatti, si moltiplica il debito pro capite per la popolazione il risultato (all’incirca di 2.200.000 euro) rispecchia il totale squilibrio effettivo di San Giovanni Bianco che è dato dal disavanzo (quasi 1.800.000 euro) con l’aggiunta dei debiti fuori bilancio (426.986 euro). Coretti è impegnato da tre mesi a tenere a galla la barca dell’ente. Si naviga controvento per schivare gli scogli di un vero e proprio dissesto. «Le acque sono perigliose e continueranno a esserlo per tutto il 2011 quando passerò il timone alla compagine politica che uscirà vincente dalle urne».
Una panoramica tutt’altro che esaltante. «Ma certamente – continua Coretti – quella della Corte dei conti non è la classifica della vergogna. I trasferimenti dello Stato sono diminuiti, le spese dei servizi aumentano e l’indebitamento dei Comuni è un male necessario. Qualcuno ci ricamerà sopra strumentalizzando i numeri per calcoli politici, ma credo che i cittadini abbiano compreso la situazione e i sacrifici che debbono mettere in conto per mantenere il livello dei servizi». Preso atto della situazione un’amara ironia comincia a farsi largo tra piazza Vistallo Zignoni, i ponti sul Brembo e le balze di Creala: «E se invece di San Giovanni Bianco non mutassimo il toponimo in San Giovanni in rosso?» In effetti c’è poco da stare allegri. Arlecchino compreso.

Bruno Silini – L’Eco di Bergamo

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