Valle Brembana – Bella la pista ciclabile della Valle Brembana. Bella e, per certi tratti anche suggestiva e originale, con quei passaggi nelle vecchie gallerie illuminate del trenino. Ma sui 21 chilometri del percorso Zogno-Piazza Brembana, aperti tre anni fa, molto si potrebbe ancora fare per migliorare attrattività, manutenzione, sicurezza e, in un certo senso, indotto economico, ovvero il legame con ristoranti, bar e altri servizi commerciali. Ne sono convinti il presidente della Alberto Mazzoleni e soprattutto il principale gestore di noleggio bici legato appunto alla , forse colui che più di tutti ha sott’occhio affluenza e caratteristiche del tracciato, Franco Salvi di Zogno.

Iniziamo dalla gestione, probabilmente il punto più dolente. Mentre in Valle Seriana ci si è affidati a un consorzio che avrà la manutenzione di tutta la pista, qui, dopo almeno due anni di incontri, non si è ancora arrivati al dunque. In base a una convenzione con la Provincia ogni Comune (Zogno, San Pellegrino, San Giovanni Bianco, Lenna e Piazza Brembana, mentre Camerata Cornello non ha aderito) dovrebbe gestire la pulizia del proprio tratto di competenza (e la Comunità montana dovrebbe fare da coordinatrice). Cosa che non sempre succede. «I ciclisti che arrivano da me – dice Salvi – si lamentano per erbacce e soprattutto per i franamenti tra San Giovanni Bianco e Camerata Cornello, ma anche per luci spente a causa delle infiltrazioni nelle gallerie o per i sensori che non funzionano. E, qualcuno, nei tunnel bui di Camerata si è ferito». «Servirebbe un gestore unico – continua Salvi – che si preoccupi della manutenzione e della promozione di tutta la ciclovia».

«Ci siamo incontrati più volte con Comuni e Provincia per trovare una soluzione – dice Mazzoleni –. Ora stiamo quantificando i costi della manutenzione, quindi si dovrà trovare la formula giusta per la gestione, magari dando la possibilità a chi dovrà occuparsi della manutenzione di aprire chioschi o spazi pubblicitari. Ma anche i Comuni dovranno contribuire». Altro neo: la segnaletica. «Negli attraversamenti di San Pellegrino e San Giovanni Bianco, dove la pista si interrompe – continua Salvi – chi è nuovo perde facilmente l’itinerario. Per non parlare degli stranieri: nessuna indicazione in inglese. Gli stessi loghi della Provincia sono poco comprensibili: non c’è il classico omino con la bici». E poi i recenti cartelli turistici. «Tutti i cartelli stradali, quindi anche quelli su una ciclovia – continua Salvi – dovrebbero essere posizionati a 90 gradi rispetto alla direzione del ciclista. Invece sono stati messi paralleli. Così uno passa in bici e non li vede».

Infine la valorizzazione commerciale-turistica. «Su tutta la pista non c’è un cartello che indichi un sito turistico vicino – prosegue Salvi – ed è vietato installare indicazioni pubblicitarie per ristoranti, bar o altri servizi, persino la presenza di un noleggio bici, anche per eventuali riparazioni. Chi abita in valle non ne ha bisogno, è vero, ma soprattutto gli stranieri passano e non hanno alcuna indicazione. Fateci pagare, obbligateci a farli in legno, ma lasciateci metterli. Perché ci passano da parte centinaia di ciclisti e non sappiamo intercettarli. Il divieto mi è arrivato dalla Provincia: sostiene che la pista sarà ceduta ai Comuni e dovranno essere loro a decidere. Ho fatto richiesta ai Comuni: nessuno mi ha risposto. Si parla tanto di incentivare il commercio, ma non è questo certo il modo».

«È vero – conclude il presidente Mazzoleni – servirebbe una segnaletica più chiara, occorrerebbe magari asfaltare l’ultimo tratto sterrato a San Pellegrino. C’è l’idea di fare aprire dei chioschi e, per la pubblicità commerciale sono d’accordo, purché non sia selvaggia. Occorre tener conto delle disponibilità economiche attuali dei Comuni. In un periodo di crisi si guarda al sociale più che alla ciclovia». Prima di avere una ciclovia da dieci e lode, par di capire che occorrerà pedalare ancora per un po’.

Giovanni Ghisalberti – L’Eco di Bergamo

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