Report in Consiglio: perdita di 2,9 milioni per Big Tlc. Apertura ai privati della società rimandata al 2010. La non ferma il Consiglio provinciale (e nemmeno il buffet natalizio arrivato da Chiuduno). Ma sotto l’albero non ci sono regali. I piatti forti della seduta sono infatti i bilanci negativi delle società partecipate volute dalla precedente amministrazione: Abm Ict e Big Tlc per infrastrutturazione e vendita della banda larga (in perdita) e Abm2 per le grandi opere, che verrà messa in liquidazione nel 2010.

Si parte dalla fibra ottica, e «i numeri nudi e crudi» il presidente della Provincia Ettore Pirovano li lascia descrivere al consulente tecnico di Abm Ict Aldo . Il progetto originario prevedeva due fasi: la prima per coprire la Bassa (3,1 milioni a carico di via e 13,5 delle banche), la seconda per Sebino e Cavallina (2,5 milioni dalla Provincia, altrettanti dalla Regione e 6 dalle banche). «In totale – spiega Cattaneo – 5,6 milioni per le due fasi della Provincia e 19,5 dalle banche, da restituire attraverso l’attività di commercializzazione di Big Tlc. Ma oggi il totale della Provincia è stato integralmente speso solo per la prima fase e per i prossimi anni è stimato che si perderanno e sarà necessario un supporto finanziario di altri 4 milioni di euro». Come si è passati da una previsione di 3,1 milioni, a un consuntivo 2009 di 5,6 e alla previsione finale di 9 milioni? La risposta starebbe nel flop della commercializzazione della banda larga affidata a Big Tlc. Il business plan del 2008 prevedeva un fatturato di 5 milioni di euro; il consuntivo si attesta su 870 mila euro. E il pre-consuntivo 2009 non va : è stimata una perdita di 2,9 milioni.

Il bilancio negativo è dovuto all’«andamento drammatico» di due fette di fatturato: il residenziale-familiare (preventivati 2,5 milioni; registrati 200 mila euro) e le piccole imprese (incassati 100 mila euro sull’1,6 milioni stimati); mentre pareggiano le pubbliche amministrazioni locali e vanno un po’ meglio le grandi imprese. I motivi del «risultato pessimo» del mercato residenziale e del «small business»? Li abbozza Cattaneo: «I costi di attivazione, che prevedono il pagamento di 200 euro prima di iniziare a poter usare l’Adsl; il prodotto poco conosciuto e le difficoltà tecniche». Le utenze domestiche e le microimprese, infatti, utilizzano il sistema wireless o «doppia antenna» (un’antenna in casa/azienda e l’altra sulla fibra ottica), ma basta un ostacolo tra le due (cartellone, casa o albero) per rendere problematica la comunicazione; mentre per le pubbliche amministrazioni e grandi imprese la fibra ottica viene portata «in casa» via cavo. La Provincia si trova quindi a un bivio: aumentare il capitale di Big Tlc con una nuova iniezione di risorse (tramite Abm Ict) o chiudere la società (ma potrebbe essere tacciata di interruzione di pubblico servizio).

La terza via sarebbe quindi aprire Big Tlc a operatori privati locali (che dalle pagine de L’Eco si sono già detti disponibili). La valutazione è comunque rimandata all’anno nuovo. «Nel 2010 ci troveremo in grande difficoltà a rispettare il patto di stabilità se dovremo continuare a dare soldi a società che succhiano risorse alla Provincia. La soluzione per la banda larga – assicura Pirovano – verrà comunque trovata coinvolgendo le commissioni e il Consiglio, oltre che con nuove audizioni di tecnici e Cda».

Come già fatto per Abm2. Il Consiglio di ieri ha infatti revocato definitivamente alla società l’incarico della variante di (di cui oggi verrà pubblicato il bando di gara) per riportarla sotto l’ala degli uffici provinciali e ha approvato (con astensione di Lista Bettoni, Pd, Idv, Sinistra e libertà) la proroga di sei mesi dell’attività della società (garantita da uno stanziamento di circa 500 mila euro) per poi metterla in liquidazione dal 1° luglio 2010.

L’Eco di

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