E dove, se non nella terra in cui sgorga dalla fonte, l’acqua Sanpellegrino potrebbe avere maggior diffusione? Anche adesso che la conquistata fama internazionale sta portando in giro sulle tavole di tutto il mondo il nome del paese della Val Brembana, il consumo locale resta per la Nestlè un punto fermo di un mercato che ogni anno stacca con le bollicine numeri da record. Un legame che le ultime dichiarazioni di Adrian Graf, direttore marketing «out of home» (cioè il consumo fuori di casa, nei locali pubblici), hanno decisamente rinsaldato: «La consapevolezza dell’importanza di uno stretto legame con la zona d’origine, ha portato l’azienda a supportare le iniziative che valorizzano la tradizione culinaria locale promuovendo l’attenzione nei confronti del territorio».

Tradizioni culinarie appunto, ovvero in primis ristorazione. La Sanpellegrino si è resa protagonista di numerose iniziative che hanno coinvolto il mondo della ristorazione ai più alti livelli. Dalla sponsorizzazione di eventi importanti alla partecipazione a manifestazioni specialistiche (persino, da alcuni anni, al Vinitaly), dal lancio di iniziative come la carta delle acque al ristorante o il sommelier dell’acqua fino alla realizzazione di guide e periodici. L’ultima partecipazione avverrà il prossimo lunedì nella sede della Sanpellegrino a Milano, quando verrà presentato alla stampa il volume «Lombardia, itinerari golosi tra le Alpi ed il Po» , raccolta di percorsi enogastronomici con le ricette di 46 ristoranti blasonati. Sei i cuochi bergamaschi: Loredana Rota dell’Antica Osteria dei Camelì di Ambivere; Enrico Cerea, da Vittorio a Brusaporto; Paolo Benigni, Osteria della Brughiera di Villa di d’Almè; Ezio Gritti dell’Osteria di via Solata a Bergamo Alta; Paolo Frosio del ristorante Frosio di Almè; Luca Brasi de La Lucanda di Osio Sotto.

Quest’ultimo, che sarà chiamato a preparare alcune sfiziosità per i convenuti, a giugno ha cucinato anche in occasione della San Pellegrino Cooking Cup, regata velica che si svolge ogni anno a Venezia. «All’inizio ho avuto anche altre acque – dice – ed ho pure provato come un po’ tutti l’acqua in brocca, filtrata e purificata. Ma alla fine la bontà di quella che io reputo la nostra acqua, ripaga sia del costo che della scomodità di maneggiare bottiglie».
Qualità organolettica, equilibrio, digeribilità, sono le caratteristiche che i consumatori riconoscono nell’acqua Sanpellegrino, divenuta su certi mercati addirittura uno status symbol.

Pierangelo Cornaro, patron del Colleoni dell’Angelo in Città Alta, se lo ricorda bene, essendo stato uno dei primi sia ad usarla nel ristorante (nel 1975, quando l’acqua imbottigliata era ancora merce rara) che ad essere testimone dell’attrazione che la «stella» proiettava sugli stranieri: «Ricordo un episodio, sul finire degli anni Ottanta. A New York per una manifestazione gastronomica vennero a prendermi con la Limousine. Nel frigo bar, tra Champagne e superalcolici, c’era una bottiglietta di Sanpellegrino. Era già un’icona del buon gusto italiano».

Elio Ghisalberti – L’Eco di Bergamo

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