La nostra valle è uno scrigno d’arte e di tesori spesso dimenticati, trascurati, o solamente nascosti. Pochi sono quelli conosciuti e valorizzati e solo per il grande entusiasmo di appassionati locali. Come tutte le cose belle questi scrigni devono essere conquistati ma, una volta aperti, la loro bellezza abbaglia per ricchezza, antichità e discrezione. Pochi ne parlano, quasi nessuno li conosce, ma questi siti sono vivi e aspettano solo di essere visitati da qualcuno; sono simili a fiori nel deserto: nati dopo un fortuito temporale, sbocciano la mattina con mille colori e spesso durano il tempo di un giorno senza essere visti da nessuno e purtroppo spesso, quando arriva lo studioso straniero alla ricerca di questi tesori pittorici delle nostre chiese, trova enormi difficoltà anche solo a farsi aprire un portone e a fare qualche fotografia.

Le chiesine, come pure gli affreschi sulle case, sono lo specchio della devozione religiosa dei nostri antenati che a prezzo di enormi sacrifici le abbellirono. Nonostante questo, sembra rappresentino il nostro carattere, spesso gli edifici all’esterno si presentano spogli, introversi e nulla chiedono in cambio: come i fiori del deserto sono lì aspettando che qualcuno li veda, se nessuno li osserva però non se ne dispiacciono molto, perché la loro bellezza si basta da sé e per questo non smettono di vivere nemmeno al buio di un portone chiuso.

La chiesina di a si trova a 1.123 metri di altezza, nei pressi della selletta che separa il Monte Disner dal Pizzo di , sullo spartiacque con la Valle di . Fuori incanta la bellezza del contesto:
una pozza dove gli animali selvatici si abbeverano, un piccolo sagrato di pietra, una madonnina, una fontanella
e alcune panchine per la sosta. La chiesina fuori è spoglia e, se non si hanno le chiavi, non si riesce ad indovinarne l’interno. Sole in poche occasioni viene aperta al pubblico, ad esempio io ho visto l’interno solo poco tempo fa, in
occasione del Safari delle Santelle, manifestazione all’interno di Fungolandia nell’anno 2007. In quell’occasione,
sapendo che all’interno c’erano degli affreschi, ho voluto inserirla nel percorso proprio per farla conoscere meglio.
L’impianto pittorico lascia senza parole: gli affreschi sono di Cristoforo Baschenis il Giovane, firmati e datati 1583.
L’artista è di rilievo, le pitture sono ancora molto belle in quanto sono state restaurate nel 1932.

Cristoforo il Giovane, chiamato così per distinguerlo dallo zio presso la cui bottega fu affidato per cinque anni
con contratto notarile, fu fra gli ultimi frescanti della dinastia Baschenis, famiglia operosa per circa duecento
anni tra la Bergamasca e il Trentino. Nato nel 1560 alla frazione Colla di Santa Brigida, morto a Bergamo 1626, nel 1588 figura nello “stato delle anime” di Santa Brigida, ma non più nel 1591, segno del suo trasferimento in Bergamo dove già altri Baschenis si erano trasferiti. Altre sue opere si trovano a Bergamo, dove nel 1597 affresca gli “episodi della Vita di San Benedetto da Norcia” nel monastero di San Benedetto.

Nel 1600 firma e data nella chiesetta di Cler, frazione di Sedrina (BG), una “Madonna con Bambino e i Santi
San Giovanni Battista a Cusio – Ornica Battista e Giacomo”, strappato nel 1979 e ora riposto nella sacrestia della parrocchiale. Sulla dinastia dei Baschenis consiglio la lettura del libro “Le Bibbie dei Poveri Cristi” di Silvia Vernaccini, dove l’autrice, oltre a guidare i lettori sulle tracce dei dipinti dei Baschenis in Trentino, spiega anche le ragioni della
loro pittura e perché fossero ben apprezzati in quelle valli. Per chi fosse interessato, la biblioteca di Santa Brigida si sta dotando di tutto il materiale pubblicato sui Baschenis. Così come in Trentino, dove c’è un attento recupero dei
dipinti e una continua ricerca di documenti, i Baschenis hanno operato in Val Brembana e in Bergamasca maggiormente rispetto a quanto scoperto sin ora: eccetto i dipinti firmati e qualche attribuzione ritenuta attendibile, manca ancora una meticolosa ricerca documentaria.

Per raggiungere San Giovanni di Cusio lasciate la macchina sulla strada provinciale per il Monte Avaro, appena dopo il centro storico di Cusio, all’altezza del primo tornante dopo la chiesa parrocchiale (a salire); qui un cartello indicatore giallo segnala la chiesina.Si prosegue a piedi su una carrareccia sterrata per circa 15 minuti, senza possibilità di errore, e si raggiunge la chiesetta, sempre chiusa a parte qualche sparuta manifestazione. Per eventuali visite chiedete informazioni al comune di Cusio o al parroco.

Ugo Manzoni – Tatto dall’Annuario C.A.I. Alta Valle Brembana

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