cmsZogno – A volte ritornano. Progetti messi nel cassetto in attesa del momento giusto. Che ora è arrivato. Almeno per la , società che produce centri a controllo numerico per la lavorazione di materiali compositi, plastica, pietra, vetro, legno e metallo, detenuta al 51% dal gruppo riminese Scm e al 49% dalla famiglia Aceti. Dopo che nel 2007, per esigenze di spazio, l’azienda, con quartier generale a , dove sono occupati 300 dipendenti, ha trasferito parte delle produzioni a Levate (circa 200 i lavoratori), adesso ha deciso di accorpare tutte le attività nel paese della . Da 5.500 metri quadri a 16 mila Per la precisione si tratta di un investimento di circa 10 milioni di euro, che prevede l’ampliamento del sito presente nell’area ex Falck nella zona industriale di , che passerebbe così dagli attuali 5.500 metri quadrati coperti a 16 mila. A si trovano altre due sedi (fra cui quella storica) di , che in totale arriverebbe ad occupare una superficie di 24 mila metri quadrati.

«Abbiamo già le licenze di costruzione – spiega il presidente e amministratore delegato di Cms, Pietro Aceti -. Il completamento dei lavori dovrebbe terminare nei primi mesi dell’anno prossimo ». L’obiettivo è «ridurre il più possibile i e mostrare ai tanti clienti che visitano le nostre sedi la gamma di prodotti “concentrata” in un’unica unità», continua Aceti. Già in passato la Cms aveva coltivato questo progetto e, negli anni ’90, aveva raggiunto un’intesa con la della Valle per costruire nuovi capannoni, ma dei 30 mila metri quadrati a disposizione, oltre la metà erano demanializzati. Si è costruito così solo su un terzo dell’area, per poi optare per un nuovo stabilimento a Levate. Finché nel 2008 – un anno dopo il «trasloco» – l’area in valle è stata sdemanializzata, ma la crisi ha dettato una certa prudenza negli investimenti e il progetto è rimasto in stand-by. Giro d’affari in crescita Ma con il 2012 chiuso a 96 milioni di euro, giro d’affari in crescita del 15% rispetto al 2011, e un 2013 che lascia intravedere ulteriori margini di miglioramento (le previsioni indicano un più 10%), Cms ha ripreso il progetto tra le mani.

Nella fattispecie a Zogno, dove oggi è presente la divisione Cms advanced material – plastic – wood technology (centri di lavoro a controllo numerico per la lavorazione di parti in materiali compositi, plastiche e legno e macchine termoformatrici per lastre di materiale plastico), approderanno anche la Cms Brembana, che produce centri di lavoro per la lavorazione di parti in pietra e vetro e la Cms Tecnocut, che realizza per il taglio a getto d’acqua, entrambe con sede a Levate. Ma a Levate non c’era la possibilità di ampliare gli spazi? «Sì, ma il legame con Zogno è molto forte. Inoltre temevamo che chiedere ad altre della valle di lavorare a Levate avrebbe potuto portare alcuni dipendenti a rinunciare al posto di lavoro, perdendo così delle professionalità per noi importanti ». Ancora oggi c’è un bus navetta messo a disposizione dall’azienda che, negli orari «sensibili », fa la spola tra uno stabilimento e l’altro. «Analizzeremo i singoli casi e, nel limite del possibile, cercheremo di ridurre al massimo i disagi per i lavoratori », chiosa Aceti.

«Garanzie occupazionali»
I sindacati chiedono garanzie dal punto di vista occupazionale, sebbene l’azienda non abbia annunciato tagli. «L’investimento in Valle Brembana è importante e in controtendenza rispetto alle aziende che invece lasciano il territorio, ultima in ordine di tempo la Alstom – evidenzia Pier Capelli della Fim-Cisl -. Ma chiediamo a Cms di presentare un piano industriale e di trovare soluzioni adeguate per contenere i disagi». Margherita Dozzi della Fiom-Cgil parla di «forte preoccupazione ». «Per questo chiediamo un piano industriale che dia garanzie per il futuro sui livelli occupazionali e chiediamo di ragionare su orari di lavoro consoni e indennità di trasporto per chi non risiede in Valle». Dal canto suo il sindaco di Zogno, Giuliano Ghisalberti, afferma: «Questa operazione porta benefici non solo a Zogno, ma a tutta la Valle. Come amministrazione, fra l’altro, da tre anni abbiamo ridotto gli oneri di urbanizzazione per le imprese che costruiscono nuovi capannoni, ampliano o ristrutturano».

Francesca Belotti – L’Eco di