Portate variabili, con la possibilità che il livello d’acqua si alzi improvvisamente; e poi la presenza di conglomerati di sabbia, rocce bucate che creano una sorta di effetto risucchio. Da cui poi è difficile riemergere. Il , e con lui gli altri fiumi bergamaschi, sono pericolosi. E chi li conosce, come l’ex Genio civile o i canoisti che li percorrono, mettono in guardia quanti si gettano nelle loro acque. Soprattutto ora che, con l’arrivo del caldo, si cerca refrigerio lungo le rive dei fiumi.

«Sbalzi repentini»
«I nostri fiumi – spiega Claudio Merati, dirigente della Sede territoriale di della (ex Genio civile) – hanno tutti carattere torrentizio. Presentano sbalzi di livello d’acqua molto repentini: ci sono sbarramenti e affluenti che possono variare la portata improvvisamente mettendo in difficoltà quanti in quel momento si trovano nel letto del fiume. Rilasci d’acqua ma anche temporali improvvisi lungo gli affluenti possono variare velocemente il livello e creare situazioni di pericolo».

«Situazioni – prosegue Merati – che si verificano soprattutto nelle parti alte del corso d’acqua, dove magari i livelli non sono altissimi ma ci sono rilasci d’acqua dalle dighe o altre derivazioni. Per questo, per esempio, è nostro compito installare una cartellonistica ad hoc che mette in guardia i pescatori dal pericolo di improvvisi cambiamenti di livello. Un pericolo, naturalmente, ancora maggiore se uno anziché solo sulla riva si trova in acqua e magari ha raggiunto un isolotto in mezzo al corso». «Fare il bagno nei nostri fiumi – prosegue il dirigente dell’ex Genio civile – è caldamente sconsigliato. Di balneabilità si può parlare per i laghi e lì dipende dalla qualità dell’acqua, ma per i fiumi è una possibilità che in genere non viene neppure presa in considerazione». Ma non sempre il divieto viene rispettato e molti Comuni emanano così ordinanze specifiche ricordando che non si può entrare in acqua. Il consiglio, quindi, resta sempre quello di prendere la tintarella, un po’ di fresco, ma di non entrare nel fiume.

Spiagge a rischio
E il Brembo, lungo i suoi 70 chilometri, da Canonica all’alta Brembana, presenta punti particolarmente pericolosi. Come la zona di Ponte Corvo a Osio Sopra, dove martedì si è tuffato, senza riemergere, il quindicenne di Dalmine. In questo tratto, tra la passerella di Filago fino a Brembate, l’acqua è più alta, anche per il canale che si immette a Medolago, e presenta sporgenze rocciose. È forse la zona più a rischio del fiume, almeno sotto Bergamo, anche perché lungo le altre spiagge sul Brembo, a Bonate Sopra e Bonate Sotto, il livello resta abbastanza basso. Risalendo il corso del fiume, sono comunque tanti i punti in cui ci si imbatte in spiagge improvvisate e pozze d’acqua particolarmente invitanti. Oltre alla zona dell’Isolotto di Ponte San Pietro, ci sono le rive tra Almenno San Salvatore e Villa d’Almè, nei pressi della diga di (nel 2001 i bagnanti furono sorpresi dall’apertura improvvisa delle paratoie), e poi la località Parina tra Camerata Cornello e o le pozze tra San e San Giovanni Bianco.

E nelle valli laterali del Brembo: il torrente Enna a di e il laghetto di Cassiglio, in Stabina.
Tra chi conosce il Brembo ci sono sicuramente i canoisti. «È un fiume cosiddetto di acqua bianca – spiega Alessandro Gherardi di Zogno, del gruppo Brembokayak – che forma cascatelle e schiuma: significa che non è certo un corso d’acqua tranquillo. Bisogna avere molta esperienza con la canoa, figuriamoci a nuoto. Ci sono poi zone in cui si incontrano più correnti che alzano il livello improvvisamente e anche questo crea una situazione di pericolo».

Le insidie delle rocce
Ma sono anche le rocce a rendere rischiosa l’avventura nei nostri fiumi, nel Brembo come nel Serio e nell’Adda. «Soprattutto nelle parti finali dei fiumi – continua Gherardi – ci sono conglomerati di sabbia, rocce scavate dall’acqua: si forma una sorta di sifone, di roccia bucata, già pericolosa per i canoisti. Si viene risucchiati e non si riesce più a uscirne. Così, per esempio, ha perso la vita un canoista nell’Adda, a Calusco. E caratteristiche di questo tipo si trovano anche lungo il Brembo, da Ponte San Pietro fino all’Adda».

Giovanni Ghisalberti – L’Eco di Bergamo