Valle Brembana: presentato lo studio sui rischi idrogeologici. Diciotto i Comuni più critici, ora si individueranno le priorità. Valle Brembana Per mettere al riparo la Valle Brembana dal pericolo di frane, alluvioni e valanghe servirebbero almeno 56 milioni di euro. Da investire in opere di difesa e prevenzione soprattutto a Gerosa, , Brembilla, Serina, Cornalba, Algua, , Bracca, Taleggio, , , San Pellegrino, Piazza Brembana, Branzi, Isola di Fondra, , Foppolo e Ornica, ovvero i territori dei 18 comuni brembani individuati come prioritari e, quindi, maggiormente a rischio. Ma soldi ce ne sono pochi, e da qui in avanti, occorrerà «scremare» ulteriormente gli interventi da fare concentrandosi su quelli più importanti e urgenti. Il censimento delle aree a rischio, le ipotesi di intervento e la stima dei costi emergono dallo Studio idrogeologico sulla Valle Brembana presentato venerdì scorso nella sede territoriale di Bergamo della Regione Lombardia.

La ricerca, frutto di un protocollo d’intesa sottoscritto da Regione, e Provincia nell’ottobre 2008, è stata coordinata dall’ingegnere Alberto Frassoni, con la collaborazione dei geologi Augusto Azzoni, Umberto Locati, Marco Maggi, Gianluigi Nozza, degli architetti Raffaello , Laura Mapelli, Giancarlo e dell’ingegnere Giuseppe Fenaroli.

Claudio Merati, dirigente della sede territoriale di Bergamo, invece, ha coordinato il Gruppo di accompagnamento che ha indirizzato la ricerca, composto da responsabili degli enti promotori dello studio. Sempre Merati ha coordinato anche l’incontro di presentazione dello studio, al quale sono intervenuti l’ingegner Frassoni, il consigliere regionale Marcello Raimondi, il presidente della Comunità montana Valle Brembana Alberto Mazzoleni e, tra il pubblico, diversi sindaci della valle Brembana.

Alcuni numeri emersi dallo studio: per quanto riguarda le frane sono stati esaminati 396 casi, 59 dei quali sono stati individuati come prioritari; per le esondazioni sono state 193 le situazioni prese in esame, di queste 26 le più significative; infine, per quanto riguarda le valanghe, sono state esaminate 197 zone, 18 delle quali riunite per la maggiore pericolosità. «È un progetto che ha saputo sintetizzare quanto di positivo già esisteva – ha detto Merati – facendo quindi un passo avanti. Il progetto che abbiamo in mano, per la stesura del quale abbiamo coinvolto le Amministrazioni comunali, la Provincia e la Regione, è uno strumento utile per capire gli interventi da fare, anche nel futuro molto prossimo. Ecco perché intendiamo dare continuità al lavoro, sviluppando da subito alcuni progetti di massima sulle realtà di maggior rischio, per essere pronti a intercettare possibili finanziamenti». «È uno studio fondamentale – ha detto Raimondi – anche perché non possiamo permettere che le criticità idrogeologiche siano da freno allo sviluppo della valle».

«I nostri sono piccoli Comuni – ha aggiunto Mazzoleni – ma i pochi abitanti tutelano un territorio vasto che, se abbandonato, rischia di danneggiare anche i paesi più a valle». «Oggi abbiamo un quadro di riferimento sui rischi idrogeologici della valle – ha proseguito Merati – utile anche per i Piani di governo del territorio dei singoli Comuni. E con le Amministrazioni comunali ora dovremo confrontarci: presenteremo le aree a rischio sui loro territori, cercando di individuare le priorità, quindi indirizzandole sugli interventi più urgenti».

Per i 18 comuni ritenuti prioritari gli interventi da realizzare ammonterebbero a circa 30 milioni di euro (12 per frane, 9 per esondazioni e 9 per valanghe); sommando anche gli interventi previsti negli altri comuni della valle i costi arrivano a circa 56 milioni (22 per frane, 19 per esondazioni e 14 per valanghe). Lo studio sarà pubblicato sul sito Internet della Comunità montana www.vallebrembana.com.

Giovanni Ghisalberti – L’Eco di Bergamo