Zogno – A distanza di circa cinque anni compare un nuovo caso di «mucca pazza» nella nostra provincia. L’Asl di , nei giorni scorsi, ha riscontrato la Bse (Bovine spongiform enchephalopathy), universalmente nota come «morbo della mucca pazza», in una vacca di razza bruna alpina di 14 anni, di un piccolo allevamento di . La bovina, che era stata macellata per la vendita della carne, è stata incenerita. Non vi è nessun pericolo alimentare per l’uomo, comunque, assicurano dall’Asl di .

Vacca da latte macellata
«La positività all’esame – spiega il direttore del dipartimento di prevenzione veterinario dell’Asl di Bergamo Paolo Antoniolli – non ha alcun valore dal punto di vista alimentare. La mucca infetta era da latte, ma il latte e il sangue non vengono infettati dal morbo, quindi non vi sono rischi per l’uomo».

Altre due bovine non parenti
Nello stesso allevamento in cui è stata rilevata la presenza della «mucca pazza» c’erano altre due vacche, molto più giovani. «Non appartengono però alla stessa “coorte” – continua Antoniolli – ovvero non ci sono collegamenti genetici, non sono della stessa famiglia. E, probabilmente, considerata la differente età, hanno avuto un’alimentazione diversa rispetto all’animale malato. Il caso, quindi, è già estinto».

Tra le probabili cause dell’insorgere della Bse, infatti, c’è la somministrazione di mangime costituito da farine , farine peraltro messe al bando dall’Unione europea nel 1994, dopo il diffondersi della malattia nel Regno Unito. L’animale infettato a Zogno, quindi, è nato dopo l’introduzione di tale divieto. «I controlli per verificare la presenza della Bse – continua Antoniolli – vengono fatti su tutti gli macellati con un’età oltre i quattro anni. Si procede a un esame immunoistochimico su una porzione del sistema nervoso centrale. Nel caso di risultati positivi il bovino viene distrutto e, ovviamente, la carne non è venduta. Peraltro, indipendentemente dall’età, tutti i tessuti a rischio Bse degli macellati non vengono messi sul mercato ma distrutti: intestino, parte del sistema nervoso centrale ma anche milza e tonsille sono sempre smaltiti».

Malattia quasi scomparsa
Proprio di Bse e del recente caso di Zogno si è parlato giovedì e ieri, a Torino, al congresso degli istituti zooprofilattici. A confronto esperti internazionali nel campo delle malattie da prioni (la causa della Bse) su animali e uomo. È stato fatto il punto sul lavoro svolto dal 2001 a oggi per combattere la Bse in Italia, grazie all’attività di controllo della malattia attuata dal Centro di referenza di Torino: 145 i casi finora rilevati. La sorveglianza in atto – dicono i ricercatori – ha permesso l’eliminazione di ogni rischio di infezione dalla carne per il consumatore e ha consentito la quasi completa eradicazione della malattia.

Giovanni Ghisalberti – L’Eco di Bergamo

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