Gervasoni (Fim): «Siamo lontani dai picchi, ma preoccupa il rientro. Le aziende che vanno concedano più part-time in modo da poter inserire gli apprendisti. Quattro anni di difficoltà stanno facendo selezione». Il comprensorio batte anche per il ricorso ad ammortizzatori. A il primato della crisi nella metalmeccanica lombarda: concentra circa il 20% del totale dei lavoratori della regione interessati da ammortizzatori sociali, più anche di Milano. I dati raccolti dalla Fim-Cisl nel primo semestre sono allarmanti. registra 344 aziende in difficoltà con 14.993 addetti: per 11.250 è stata cassa integrazione o, in 331 casi, mobilità. I licenziamenti in particolare interessano aziende piccole, con meno di 16 dipendenti. «Siamo lontani dai picchi del 2008-2009 – spiega Valentino Gervasoni, segretario generale Fim-Cisl -, ma si registra un cambiamento importante, che non va sottovalutato.

La crisi dura ormai da quattro anni e inizia a fare una netta selezione tra chi riesce a sopravvivere e chi non ce la fa più a ripartire. Purtroppo spesso sono le piccole aziende a soccombere e pian piano aumentano i senza lavoro, anche se in modo meno fragoroso, trattandosi di pochi licenziamenti alla volta».

Le non sono delle migliori. «La situazione si sta mantenendo stabile – spiega Gervasoni -, ma col passare del tempo pesa sempre più. A settembre, dopo il periodo di ferie, bisognerà rimboccarsi le maniche. Speriamo che il Governo e l’Europa facciano la loro parte, perché da soli non se ne esce». Per il segretario Fim dare una svolta è possibile se si seguono tre direttrici. «Per prima cosa servono politiche attrattive per nuovi investimenti ed insediamenti produttivi – illustra -. Purtroppo gli sforzi fatti fino ad oggi non hanno portato risultati importanti, ma bisogna insistere nel trovare accordi tra soggetti sociali e istituzioni. In secondo luogo bisogna garantire alle aziende, anche a quelle in sofferenza, l’accesso al credito: è l’unico modo per aiutarle a ripartire. Infine lancio una provocazione alle aziende che, malgrado tutto, stanno andando bene: fate uno sforzo per aiutare i lavoratori che perdono il posto». Lo strumento più semplice ed efficace che possono utilizzare è quello dell’apprendistato, oggi fortemente incentivato. «Si concedono più part time e intanto si introducono uno o due apprendisti – continua Gervasoni -. Se lo facessero tutte le aziende in salute si troverebbero qualche migliaio di posti di lavoro. È la scoperta dell’acqua calda?».

Qualche segnale positivo intanto viene dalla nuova legislazione sul lavoro. «Con la vecchia normativa servivano dai 10 ai 20 giorni di distacco tra un contratto atipico e l’altro – dice Gervasoni -. Oggi ne occorrono da 60 a 90. Molte aziende si stanno lamentando, ma le ricadute sono positive». Il perché è presto detto. Se investi sulla professionalità di un lavoratore ti trovi ora davanti a una scelta più netta da fare: una volta finito il contratto atipico o la assumi a tempo indeterminato o la lasci a casa. Oppure lo tieni in attesa più a lungo, sperando che arrivino tempi migliori. «In sei o sette aziende di Bergamo si fa ricorso ai contratti di solidarietà – conclude Gervasoni -, sono più rigidi, ma consentono di tenere agganciati i lavoratori per un periodo medio-lungo».

Silvia Butera – Il Corriere della Sera – Bergamo e Provincia