L’afferimento dell’ospedale di San Giovanni all’Azienda Ospedaliera di Bergamo, piuttosto che a Treviglio, è un problema che si sta trascinando da anni, perché viene utilizzato come occasione solo di scontro politico in ogni campagna elettorale, specialmente a ridosso di nomine dirigenziali di competenza di politica regionale. Facciamo innanzitutto una considerazione sulle firme raccolte, se chiedo un quesito alla gente, certo, se gli chiedo se è meglio andare a Bergamo o a Treviglio: la richiesta è ovvia. Dobbiamo spiegare tutto il sistema, se la mettiamo su questo tono è chiaro che le firme si fa presto a raccoglierle. Serve che si arrivi a una valutazione che superi la mentalità attuale, che chieda alla Sanità di non restare negli ospedali, ma di raggiungere il malato al proprio domicilio.

Su questa scelta non si è mai trovata una soluzione comune perché nel confronto hanno sempre prevalso logiche e interessi di parte, deliberati anche dalla barriera del nuovo ospedale di Bergamo, che può rappresentare per un salto nel buio. Con l’apertura del nuovo ospedale di Bergamo c’è il rischio che quello di San Giovanni diventi una specie di dependance dell’ospedale di Bergamo, e che venga usato magari per aggiustare risorse, senza mettere in moto quegli investimenti che l’ospedale di San Giovanni, proprio per la sua collocazione geografica, può rivendicare per svolgere la sua funzione di ospedale di montagna.

Se parliamo poi in termini numerici, per far capire meglio ancora di cosa stiamo parlando, nel 2008 in tutto l’anno a Treviglio sono stati mandati 33 pazienti, a Bergamo 102. Nel 2009 41 a Treviglio, 75 a Bergamo. Definire la scelta fatta dieci anni orsono dalla come scelta non intelligente rispetto all’ospedale di San Giovanni Bianco di afferirlo a Treviglio, è assai ingeneroso, perché quando fu fatta la revisione della pianta organica degli ospedali, se San Giovanni Bianco non fosse stato conferito a Treviglio, la Valle Brembana non avrebbe un ospedale oggi e questo va detto perché l’ospedale di San Giovanni Bianco insieme a quello di Clusone fu difeso a spada tratta dei nostri rappresentanti in Regione e furono ottenute soluzioni utili e necessarie per il nostro territorio.

Certo, non fu possibile arrivare al concetto di ospedale di montagna, però tenerlo con Treviglio fu il modo per riuscire a tenere un ospedale e non un semplice Pronto Soccorso, che con gli anni, come abbiamo visto per altre realtà, avrebbe chiuso.

Per fare un po’ di didattica per chi non è addentro a queste cose:
Chi ha un po’ di politica alle spalle, si ricorda che una decina d’anni fa sui tre ospedali Clusone, San Giovanni Bianco e Morbegno, si è tentato di fare quella che era la situazione degli ospedali di montagna. Alla fine si sono portati a casa dei finanziamenti aggiuntivi di qualche milione di euro per le attrezzature, per le dotazioni organiche ma il problema non sta lì. Il problema per chi lavora su, è diverso. Gli ospedali di montagna, per essere funzionali, hanno bisogno di uno standard economico certo. Mi spiego per chi non è addentro. I sei cardiologi, nella loro giornata di lavoro, non produrranno per l’azienda da cui dipendono tanto come i sei cardiologi di Seriate, di Bergamo o di Treviglio, perché, fortunatamente, di infarti ne hanno di meno. Però, siccome vengono pagati a prestazione, se gli ospedali di montagna dipendono, noi da Seriate, loro da Treviglio, da quello che rende l’unità operativa, all’unità operativa che rende 100 do un organico di 100, se rende 60 do 60, se rende 40 do 40.

Alla fine, dopo due anni dei sei cardiologi ne ho tre, il che significa che quando io ho gli infarti non ho i cardiologi. Allora i pazienti dove vanno? Non andranno né a San Giovanni Bianco, né altrove, vanno direttamente nell’Unità Cardiologica di Bergamo. Il problema è che nelle situazioni degli ospedali di montagna una dotazione standard economica va riconosciuta indipendentemente da quello che poi producono. per essere seri, bisognerebbe avere comunque una dotazione funzionale minima che garantisca che se io ho un infarto nella piazza di Clusone ho il cardiologo nell’ospedale, se ho un infarto a Bergamo ce l’ho al Maggiore. Se io di cardiologi ne ho tre anziché sei, non ce l’avrò mai il cardiologo d’emergenza, perché io non rendo quanto lo standard regionale prevede.

Quindi l’organizzazione va fatta cercando di portare a casa quelle che sono le strutture fondamentali, che siano redditizie o no, altrimenti in periferia noi pagheremo sempre l’emergenza sulla nostra pelle, su quella dei nostri cittadini. Gli ospedali di montagna dobbiamo difenderli, renderli efficienti garantire un minimo di funzionalità indipendentemente dalla redditività, sennò noi saremmo sempre morti. Tra l’altro, per quanto riguarda gli investimenti,a S.Giovanni Bianco diamo alcuni dati: nel quinquennio 2003/2008 sono state investite risorse economiche pari a 6.530.000 euro. Dal punto di vista tecnologica è stata installata la TAC, c’è stata l’acquisizione di altre apparecchiature di importo pari a 1.264.000 euro. Già nel 2009 sono stati investiti altri 561.000 euro, nel 2010, fino a ora, quasi un milione di euro.

Nonostante tutto, con estrema difficoltà l’azienda ha provveduto al potenziamento d’organico tramite l’assunzione del direttore di cardiologia, che ha portato da due a tre i dirigenti medici in reparto. L’aumento da due a tre radiologi, la stabilizzazione del quarto ostetrico dal 2005. Per finire, a determinare la scelta di afferimento di Bergamo piuttosto che Treviglio sarà anche lo sviluppo della Valle Brembana, dello stesso progetto di San Pellegrino e degli investimenti per rilanciare le stazioni turistiche alberghiere dell’intera valle. L’ospedale di San Giovanni Bianco potrà entrare in gioco solo se riuscirà a mantenere quell’autonomia di presidio riuscendo a mantenere e a migliorare i già buoni risultati ottenuti in questi anni. Più che pensare di afferire a Bergamo, bisognerebbe pensare ad tipo di gestione per l’ospedale di San Giovanni Bianco arrivando ad avere quelle risorse necessarie per un ospedale di montagna.

Lega Nord Sezione di Zogno