Il desiderio di intraprendere un cammino comune è stato il respiro della prima edizione della «Festa dei popoli» organizzata dalle parrocchie e dalle amministrazioni comunali di , , Moio de’ Calvi e . Un evento che per la prima volta prende forma in Valle Brembana e che vuol mettere in evidenza lo spirito di accoglienza e di condivisione. Le persone provenienti da Paesi stranieri e che vivono ora nelle quattro comunità non raggiungono il numero elevato di altre parti della provincia, ma sono una multicolore del mondo. Sono venti le nazionalità rappresentate, provenienti dai diversi continenti. Si sentono lingue diverse: ci sono indonesiani, cubani, polacchi, giapponesi, nigeriani che, per motivi diversi, ora vivono in alta Valle Brembana. La festa, che si è svolta nel centro parrocchiale di San Martino, a Piazza Brembana, ha coinvolto immigrati e italiani e il piccolo portachiavi a forma di sandalo donato a tutti rappresenta l’impegno comune a camminare l’uno a fianco all’altro.

«Questo non implica una rinuncia alla propria identità – ha detto Michele Jagulli, vicesindaco di Piazza Brembana, nel saluto iniziale –, ma ci porta alla consapevolezza che le cose buone di cui siamo portatori possono contaminarci e arricchirci a vicenda». Al pomeriggio di festa sono intervenuti i rappresentanti delle quattro Amministrazioni e tre gruppi parrocchiali, il Centro di primo ascolto, la Conferenza di San Vincenzo e il Gruppo missionario.

«La festa è nata dal desiderio di incontrare gli immigrati del nostro territorio – ha continuato Jagulli – per far sì che non si sentano estranei, ma parte attiva della comunità». Alcuni immigrati hanno portato la loro testimonianza: sono giunte le voci del Tibet, del Kosovo, della Romania e dell’Ecuador. «È importante conoscerci – ha detto il parroco don Alessandro Beghini – e insieme possiamo dare vita a un percorso che si concretizzerà anche in proposte e incontri durante il prossimo anno». Alla festa non è mancata la parte della condivisione del cibo, con dolci tipici di ogni parte del mondo. Uno spazio particolare con musica e giochi è stato dedicato ai più piccoli che sono stati la voce vivace della giornata e il saluto finale è stato un semplice e familiare «arrivederci».

Monica Gherardi – L’Eco di Bergamo