In mezzo secolo alcuni paesi si sono più che dimezzati. Comuni caratterizzati da una forte ricettività, si sono trasformati in paesi da seconde case sfitte, l’occupazione è diventata sempre meno, con essa i residenti. Le aziende negli anni recenti hanno portato all’estero i loro stabilimenti oppure chiudono, sempre più giovani non riescono a trovare occupazione. È un ritaglio dell’immagine della Brembana in difficoltà che fatica a trovare una nuova via di sviluppo per riportare lavoro e residenti.


Calo inesorabile
I numeri dell’andamento demografico del progetto Padima parlano chiaro: lenta ma inesorabile, la Valle Brembana sta perdendo abitanti: 43.279, è l’ultimo dato del numero dei residenti in valle, aggiornato al dicembre 2011.
Confrontato agli anni ’60, la differenza è notevole: 47 mila nel 1961. Ad essere più colpiti i venti comuni dell’alta valle, da a , e Valtorta. Sempre più critica la situazione per comuni come , per esempio, passata dalle 525 anime del 1961 ai 184 del 2011, lo stesso vale per Ornica scesa da 502 ai 167. Ed anche per , capoluogo dell’alta valle tradizionale centro di servizi, ha perso abitanti dai 1.256 del 2010 ai 1.235 dello scorso anno.

Conferma per
La situazione cambia per i comuni della bassa valle. Da Lenna a , i servizi principali rimangono. Zogno si conferma capoluogo vallare con il maggior numero di servizi e di abitanti: 9.103 nel 2011; sede anche di aziende di medie dimensioni che raccolgono occupazione da tutta la valle. «Le famiglie si spostano con i servizi – sottolinea Enrico Sonzogni, assessore alle Politiche per la della Comunità montana –, la decrescita demografica è maggiore in alta proprio perché i servizi sono sempre meno. In molti casi si tratta di spostamenti nei paesi della bassa valle, nessuno rinuncia alla buona qualità di vita che la Valle Brembana offre, una delle nostre potenzialità».

Trasporti e welfare
«Pensiamo solo ai trasporti – prosegue Sonzogni –, uno studente che frequenta l’università da Zogno o San Pellegrino in 20 minuti è a o in stazione treni. Realtà diversa per chi vive ad esempio a Moio de’ , lì i tempi di percorrenza per raggiungere si triplicano. I trasporti sono solo una delle difficoltà, c’è tutto il settore del welfare e dell’istruzione».

L’Eco di Bergamo