ospedale-valle-brembanaSe fossimo in Campania questo sarebbe già stato sollevato come un caso di malasanità. Qui, invece, sembra che si voglia nascondere». Vittorio , sindaco di San e consigliere provinciale per la «Lista Bettoni-Udc» fa riferimento al giovane disabile di morto nei giorni scorsi. «Ricoverato all’ospedale di – scrive – per l’assenza del servizio di terapia intensiva e per la contestuale mancanza di posti disponibili negli ospedali bergamaschi, ha dovuto essere dirottato in ambulanza all’ospedale di Cremona, distante circa 150 chilometri, dopo un viaggio di circa due ore». Dopo quanto successo il consigliere provinciale è tornato alla carica chiedendo all’Azienda ospedaliera di attivare a San Giovanni Bianco il servizio di terapia subintensiva (con mozioni alla e alla Provincia). , in particolare, ricorda come tale richiesta fosse già stata fatta dalla Comunità montana un anno fa (insieme alla domanda di copertura anestesiologica per 24 ore, di potenziamento del primo soccorso e di miglioramento del servizio di neuropsichiatria infantile).

Anzi il sindaco sottolinea come nel 2007 l’allora direttore dell’Azienda di Andrea Mentasti avesse promesso, di lì a pochi mesi, l’attivazione della terapia subintensiva. Promessa che, di fatto, è sempre stata disattesa. «In quell’anno, peraltro – dice Milesi –, la , riconoscendo la criticità delle aree montane, aveva assegnato all’ospedale di San Giovanni Bianco 800 mila euro annui che dovevano essere impiegati per il potenziamento della struttura e per l’attivazione della terapia subintensiva. Il dubbio è che quei fondi, invece, siano stati utilizzati per l’ordinario e non per incrementare la qualità. Che fine hanno fatto quei fondi?».

Ancora Milesi ricorda come l’Azienda di Treviglio, nel giustificare la mancata attivazione del servizio di terapia subintensiva, «faccia sempre riferimento alla spending review che non consentirebbe più il reperimento delle risorse». Ma sottolinea anche come le promesse di attivazione siano state fatte dai vari direttori generali succedutisi alla guida dell’Azienda ospedaliera da almeno una decina d’anni. E quindi l’assenza del servizio non possa essere imputata solo alla carenza di fondi. «Il caso del ragazzo di Serina – prosegue Milesi – è venuto alla luce perché la sua era una storia particolare. Ma forse non è un caso isolato. Quanto successo dovrebbe essere un campanello d’allarme per la rete ospedaliera e per la stessa Azienda regionale emergenza urgenza, non in grado di rispondere adeguatamente ai bisogni. Il sistema, evidentemente, presenta delle falle. Una situazione che contrasta con la tanto sbandierata “eccellenza sanitaria lombarda”.

Giovanni Ghisalberti – L’Eco di