Olmo al Brembo – Il viaggio è tema universale nella letteratura e la letteratura di viaggio è un vero e proprio genere letterario, dalle peregrinazioni di Ulisse attraverso il Mediterraneo al pellegrinaggio indiano di Hermann Hesse. Leggendo tra le pagine, a volte, mi capita di incontrare il concetto dell’Altrove; indicazione di un luogo che va oltre gli spazi e non definisce con precisione l’area a cui facciamo riferimento. Un concetto libero, dove risulta una indicazione vaga, indefinita, misteriosa e spesso affascinante. Perché alcuni viaggiatori scelgono di andare altrove? E cos’è l’altrove? Soprattutto, esiste ancora?

Chatwin, Stevenson, Melville, Daviv-Neel alla domanda “Cosa ci faccio io qui?” avrebbero potuto affermare: “Non importa dove! Purché sia fuori da questo mondo!”; parole di invito alla fuga dalla vecchia Europa verso un Eden perduto e un altrove incontaminato. Gauguin e molti altri artisti e scrittori a cavallo fra Ottocento e Novecento seguirono questo impulso di evasione e curiosità verso l’ignoto e iniziarono a vagabondare.

Nei tempi moderni, dove la globalizzazione annulla le distanze e rende il mondo sempre più simile, l’esotismo e il folclore si svuotano di significato, le nostre aspettative di “autentico” spesso ci deludono… i viaggiatori di oggi hanno spazio nell’altrove? L’assioma lontano è uguale e diverso, l’altrove è lontano? Terzani scriveva: “Ogni posto è una miniera. Basta lasciarsi andare, darsi tempo, osservare la gente. Così anche il posto più insignificante diviene uno specchio del mondo, una finestra sulla vita, un teatro di umanità davanti al quale ci si potrebbe fermare senza bisogno di andare altrove. La miniera è esattamente dove si è: basta scavare”. Altrove non significa necessariamente lontano. Contiene in sé i concetti di alterità e di luogo, non di distanza. L’altrove è più vicino di quanto possiamo immaginare! Chi lo affronta con la giusta predisposizione mentale, chi è capace di abbandonare schemi, aspettative e certezze, chi lascia alle cose per accadere e sa abbandonarsi alle suggestioni dei luoghi e degl’incontri trova nell’altrove il suo mondo nuovo. Settimana scorsa mentre la nuova stagione apriva le porte agli ellebori in fiore e le temperature, allontanandosi dall’inverno, lasciavano spazio ai primi caldi raggi di sole, ho ripercorso una traccia del percorso della Via del Ferro partendo da Cà Bonetti () verso Cigadola (Sigadola). Mentre il mi accompagnava nel bosco con lento cammino, osservavo la purezza e la bellezza del luogo.

I silenzi e semplici elementi architettonici mi invitavano a immaginare i viandanti del tempo, carretti e mercanzie di prima utilità . Un nucleo archittettonico con oratori, tracce di affreschi sciupati dal tempo. Il cielo azzurro, pinnacoli rocciosi incorniciavano la piccola frazione, un anziano boscaiolo avvicinava la legna appena tagliata alla stalla fra l’odore di brace. Mi fermai, seduto accanto ad un vecchio melo, osservandolo, pensai all’altrove che mi era accanto e alzando lo sguardo oltre i rami, una faggeta regnava racchiudendo il borgo in una magica sfera di cristallo.

È vero, l’altrove è ovunque noi lo sappiamo riconoscere, l’altrove è un atteggiamento intimo verso luoghi e natura. L’avventura non si nutre esclusivamente di mete lontane, lo spirito di una Medina a Marrakesh o le terre alte nel Khumbu le troviamo nel volo di un aquila sul Pegherolo e gli spiriti ndell’aria sono in ogni luogo. Vi allego cinque omaggio all’altrove; dove l’altrove è il luogo migliore per vedere se stessi? Una possibilità? Non credo che sia l’unica… Buone passeggiate.

Claudio del Baitu’ – Tratto dall’Annuario C.A.I. Alta Brembana