Progetto delle Valle Brembana: convogliata l’acqua dalla Val Rotta. Create due nuove pareti sotto il Pegherolo, ma si punta ad arrivare fino a sette. – Sfide da brivido. In tutti i sensi. Sono quelle affrontate dagli ice climber, gli arrampicatori delle cascate di ghiaccio che, in questi giorni, complice le basse temperature, trovano finalmente le loro palestre naturali. E la Valle Brembana, già ricca di colate ghiacciate, da Carona a Branzi, da Valleve alla Val Taleggio, ora si candida a ospitare un vero e proprio «ice park» sullo stile di quello nella Valle dell’Orco, sulle Alpi Graie torinesi o nell’Engadina svizzera, per fare alcuni esempi. Il progetto è del gruppo «Guide alpine Valle Brembana», in particolare di Marco Tiraboschi di Zogno, Mauro Scanzi di San Pellegrino, Yuri Parimbelli di Seriate e Franco Sonzogni di Zogno.

Acqua e gelo: mix perfetto
A Valleve, poco oltre il bivio di Cambrembo-, le quattro guide alpine hanno convogliato acqua dalla Val Rotta, fino agli strapiombi di roccia, distanti oltre cento metri, sotto la parete Nord del monte Pegherolo. Risultato: in poche settimane, da fine novembre a metà dicembre, si sono formate due nuove cascate ghiacciate (una terza, la cosiddetta «classica» della Val Rotta, è naturale), alte circa 55 metri, una palestra perfetta per gli «ice climber».

Una sperimentazione – dicono i promotori – che, finora, ha funzionato. «Siamo riusciti a scalare la cascata centrale delle tre ora presenti in Val Rotta – spiega Mauro Scanzi –. L’altra che abbiamo formato portando acqua ha bisogno ancora di un po’ di gelo: il tubo che arriva a monte è più grosso quindi scende anche più acqua e necessita di altre gelate. Ma per ora l’esperimento è riuscito». In 15-20 minuti le quattro guide alpine hanno scalato la cascata (che ha un livello di difficoltà «4 più» su una scala da 1 a 6) e si preparano ad affrontare anche la nuova.

Il progetto
Ma il progetto va oltre: l’obiettivo, infatti, sarebbe quello di realizzare un vero e proprio «ice park», un parco per gli arrampicatori di ghiaccio, che potrebbe attirare decine di appassionati. «Oggi – continua Scanzi – le cascate di questo tipo sono un po’ sparse: ci sono a Carona, a Branzi, in Val Taleggio, a Valtorta, ma distanti tra loro e non comode da raggiungere come quelle in Val Rotta, vicine alla strada. Quindi un parco qui a Valleve sarebbe il top. Considerata la grande parete rocciosa c’è la possibilità di realizzare fino a sei o sette cascate, tutte vicine, un vero e proprio parco».

L’acqua portata dalle guide alpine con due tubi, tramite presa d’acqua un po’ spartana e provvisoria, ha dimostrato che le cascate si possono creare. «Come bacini abbiamo usato dei bidoni – continua Scanzi –, ma servirebbe un sistema migliore con la possibilità, come succede negli “ice park”, di chiudere o aprire l’acqua senza che questa ghiacci nei tubi. L’ideale sarebbe interrare le condotte. Ma per questo ci serve un aiuto».

Il sogno della «spada»
Ciliegina sulla torta del parco potrebbe essere la famosa «Spada di Damocle», la cascata a forma di stalattite (staccata quindi dalla roccia) che si forma solo in particolari condizioni (le ultime due lo scorso febbraio e nel 2006, quest’anno non si è ancora creata) poco a valle della Val Rotta, sempre a Valleve. Ma qui c’è sempre il rischio che il ghiaccio crolli improvvisamente e il pericolo per i climber è maggiore. Per scalarla arrivano anche da Svizzera e Val d’Aosta, un sogno «ghiacciato» per superclimber.

Giovanni Ghisalberti – L’Eco di Bergamo

Immagini e reportage delle cascate di ghiaccio della Val Rotta

Alberghi, Ristoranti e Appartamenti ValleveFotografie Valleve
EscursioniManifestazioniCartoline anticheScialpinismo Valleve