Val Serina – L’alba di nasce sotto il cielo stellato di Corone, frazione di Serina, profonda Val . Alle 5,10 del mattino, con un freddo che squarcia i polmoni, Vincenzo scalda il motore del suo glorioso Ford Transit cabinato, 447 mila chilometri su e giù lungo i tornanti e l’autostrada. Cinquantaquattro anni, muratore da 40, si scusa perché «non posso offrire neanche un caffè, stanotte è gelato tutto». Otto gradi sotto zero aspettando gli operai della squadra, tutti serinesi doc, «perché la gente coi dané, quando vede che fai lavorare gli immigrati, non si fida mica. E poi nessuno sa curare le rifiniture come i bergamaschi e i bresciani…». Eccoli, i forzati dell’A4, caracollare tra i furgoni che sbuffano diesel. Caricano gli ultimi attrezzi sotto le luci dei lampioni, poi si stringono in cabina a sonnecchiare, i vetri ricoperti dal ghiaccio. «Peggio dei carbonai di una volta – commenta il socio Cesare, pure lui («Siamo cugini alla lunga»), stessa età -.

Facciamo questo lavoro da quando abbiamo 14 anni, quasi sempre in trasferta a Milano -. Abbiamo quattro operai, fino a qualche mese fa erano sette, poi uno è andato in pensione, uno è andato via, un altro è andato a casa perché non c’era lavoro». «Adesso speriamo non cali più – ribatte Vincenzo, barba da vecio, mentre pennella le curve tra le gole di Bracca -. Lavoro noi ne abbiamo, ci fermiamo solo cinque giorni all’anno, non di più. La nostra pubblicità migliore è il passaparola dei clienti. C’è qualcuno che ci chiama dopo 30 anni per sistemare la casa al nipote che si sposa. Son soddisfazioni».

Il traffico aumenta, bisogna riuscire a imboccare l’A4 prima delle 6 e un quarto, altrimenti si rischia di arrivare sul cantiere alle 9. Missione compiuta. «Qui c’è il Tutor, non si può sgarrare. Ma questo cabinato fa ancora i 150. Quando era nuovo l’ho portato al raduno alpino di Trieste, ho sfiorato i 170. Qualche anno fa ho demolito il vecchio pulmino a nove posti: 550 mila chilometri senza fargli mai niente». Cinquanta euro al giorno di gasolio, più le spese per avere tutto in regola sul cantiere: «Ecco perché noi costiamo 27 euro all’ora, mentre gli egiziani 40 euro al giorno. Difficile competere. Il problema è che se sbagli a piastrellare, devi buttare tutto il materiale e ricomprarlo nuovo, alla fine quanto ti costa rifare il lavoro? E se succede qualcosa e non hai tutto a posto? Chi vuole andare sul sicuro e sta appena appena bene, sceglie noi bergamaschi. L’anno scorso per tre mesi siamo andati a Savona, c’era un condominio da rifare. Quelli là lavoravano quattro o cinque ore al giorno, aperitivo, bar, pranzo, fino alle 2 non cominciavano mai. Noi facciamo dalle 7,30 alle 16,30 con un’ora di pausa pranzo a mezzogiorno. Alle 7, in genere, sono a casa, anche se a volte ho fatto mezzanotte. Poi sistemo due cose, preparo i preventivi. Alla sera sono sempre fuori: Pro loco, Avis, Aido, Protezione civile. Non sono uno che dorme tanto, sono più le volte che vado a letto all’una».

Ore 6,45, usciamo dalla Tangenziale Est e imbocchiamo via Palmanova. Vincenzo ha il suo singolare barometro economico: «Viaggiamo bene perché ci sono sempre meno camion in giro: colpa della crisi». Lui dribbla i momenti più neri tenendo sempre un pò di lavoro per i suoi operai: «Si comprano appartamenti da ristrutturare, che poi si rivendono o affittano, così il lavoro non manca mai». Oppure sistema la casa a una delle cinque figlie. E la moglie? «La porto in vacanza in Riviera, una settimana all’anno. Tra le figlie e i due nipotini, ha sempre il suo bel da fare».

Alle 7 in punto arriviamo a destinazione: via Valdissera, zona Viale Abruzzi. C’è da cambiar faccia a un appartamento al sesto piano. Il tempo per un caffè al bar, poi si comincia. Zitti zitti, quasi in punta di piedi, «perché fino alle 8 non si può far casino, altrimenti la gente si lamenta». Vincenzo stacca una zanca da un muro in demolizione e scuote la testa: «Questo lavoro è mica nostro, guarda com’è fatto male. Immigrati. Tu gli spieghi come devono fare, per un pò ti seguono, poi fanno ancora di testa loro». È un viavai di muratori che portano via i detriti, in un appartamento completamente impacchettato. «La gente preferisce pagare mille euro di protezione mobili, piuttosto che rischiare di rovinare la roba in casa». Otto in punto, da adesso si può far rumore. La squadra comincia a picchiare a pieno ritmo. Pum, pum, pum, finalmente può dar la sveglia al palazzo. Buongiorno, Milano.

Riccardo Nisoli – Corriere della Sera – Bergamo e Provincia

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