San Pellegrino Terme – I progetti di Percassi nelle attese di tutti. Un turismo anziano con soggiorni sempre più ristretti e presenze in calo. Un moderno impianto termale darebbe un impulso a tutta la valle. Come va? «Male», rispondono all’ufficio turistico. Ma siamo in luglio e il vostro è un paese turistico. «Turistico è una parola grossa», puntualizza il sindaco. Insomma, non tira una bella aria ai 358 metri di quota di San . La Belle epoque è finita da un pezzo, l’Inter non si vede da quarant’anni, l’Atalanta ha traslocato a Rovetta, le famiglie che si erano affezionate alla zona quando erano sfollate durante la guerra hanno una certa età, e la Sala bibite dove chiunque poteva bere acqua termale è chiusa da un lucchetto. San vive il disorientamento di una località di villeggiatura che ha le Terme nel nome ma non più tra le offerte turistiche: dopo la chiusura di cinque anni fa non è ancora stato trovato nient’altro con cui sostituirle.

«Ci siamo messi sul sito ‘Group on’, specializzato in offerte promozionali – racconta Francesca , contitolare dell’Hotel Bigio -. È arrivata una marea di chiamate, solo che poi mi chiedevano sempre gli orari delle terme, allora addio». Certo, il turismo non è più quello di una volta, la durata dei soggiorni si è ridotta, le villeggiature di tre mesi le fanno solo gli anziani che se le possono permettere e la stagione turistica dura tre settimane in agosto. Una trasformazione che si sente ancora di più nel paese-gioiello della Brembana. Dove anche il mercato immobiliare ha avuto un crollo, e le agenzie non riescono a piazzare appartamenti nemmeno a metà prezzo. E dove sono in molti a rimpiangere i bei tempi: «Quando ero ragazzino dormivamo in cinque in una stanza per dare le nostre camere ai villeggianti – racconta Angelo Milesi, 65 anni – Io consegnavo i giornali nelle ville dei signori e nel , ho visto che differenza c’era tra noi e loro. E d’estate tutti, dagli alberghi agli affittacamere, lavoravano per i turisti».

Di anno in anno il numero dei villeggianti è sceso sempre più, dopo l’ultimo picco di 8.579 del 2002 si è scesi ai 7.623 dell’anno scorso. «Ma i numeri non significano niente, basta qualcuno che abbia una buona convenzione come l’Hotel Bigio con la Cattolica Previdenza per far salire le cifre che non corrispondono alla situazione generale – avverte Giorgio Zilli, presidente degli -. Qui abbiamo vissuto di un turismo ereditato dai decenni scorsi, viene gente con un’età media piuttosto alta che magari arriva con la badante, mentre chi vuole più divertimento sale più in alto. Nel frattempo hanno chiuso molti alberghi, non c’è una strategia collettiva che servirebbe per sfruttare l’unica risorsa che abbiamo. Non ha senso aspettare solo l’idea geniale dell’imprenditore che viene da fuori». Infatti sulle analisi e le aspettative di tutti aleggia la stessa ombra, quella di Percassi e del suo progetto di rilancio. Un progetto che prende la forma di tante ipotesi: Percassi che riapre le terme, Percassi che è interessato al casinò, Percassi che potrebbe aprire un sala da gioco all’ultimo piano del Grand Hotel e magari recuperare anche il resto.

«La riapertura delle terme è l’unico modo per salvare il turismo del paese», chiarisce Francesca Milesi. «Ma le terme erano aperte da maggio a settembre e ci andavano solo 1200 persone l’anno, quasi tutte della valle – chiarisce il sindaco Vittorio Milesi -. La “Sanpellegrino” le teneva aperte di malavoglia, non le valorizzava, tanto che quando io ho dovuto fare delle cure sono andato a Trescore perché nemmeno sapevo che le facevano anche qui. Invece bisognerebbe creare una stazione termale moderna che unisca cura e benessere: attirerebbe 200.000 persone l’anno, se anche un terzo pernottasse ci sarebbe un rilancio di tutto il turismo. La creazione di nuovo lavoro è alla fine l’unico obiettivo, visto che non è pensabile che il futuro della valle possa basarsi sullo sviluppo industriale». «È come quando tagliano tutti gli alberi di un viale e la gente si accorge solo di quando viene tagliato l’ultimo: la chiusura delle terme è stato così», riassume Angelo Milesi. E sì che San Pellegrino ha un marchio conosciuto in tutto il mondo: «Da me sono arrivati turisti americani e australiani che cercavano gadget della loro acqua preferita – racconta Zilli -. Si potrebbe fare come a Maranello con la Ferrari, ma questo aspetto non viene valorizzato. Io ci credo: non vendo nemmeno il Crodino o la Coca Cola per valorizzare i prodotti San Pellegrino».

Salendo all’ si scopre un abbandono che si è già mangiato tutto nei sei anni da quando l’Atalanta arrivava in ritiro. «Non c’è nemmeno più la Sala bibite? – si stupisce scendendo dalla bici Angelo Zucchinali, pensionato in tuta multicolore -. Sono salito fino da Levate perché ricordavo il porticato con la musica e le strutture per gli anziani. Vado a protestare in Comune». Per l’acqua minerale c’è solo il rubinetto «riservato agli abitanti di San Pellegrino» sotto le impolverate decorazioni liberty dell’: «Io sono cresciuto qui – dice riempiendo la bottiglia Paolo Carminati, 40 anni, che ora vive a Zogno – Rispetto ad allora è un altro mondo». C’è anche chi si prepara a costruire. I fratelli Nava dello stanno per ristrutturare il vecchio Hotel Excelsior. Ma ci faranno degli appartamenti. Forse per il turismo non è la stagione giusta.

Fabio Paravisi – Il Corriere della Sera Provincia di Bergamo