Val Brembilla – È vero, in tempi di crisi, con le casse comunali che piangono miseria, un assegno statale da 250mila euro (all’anno per dieci anni) è più di una boccata d’ossigeno. È una vera ancora di salvezza. Eppure «non c’è solo l’aspetto economico a rendere le fusioni tra comuni vantaggiose. C’è anche una componente educativa: abbiamo imparato a conoscerci e ad affrontare i problemi insieme». A dirlo è Damiano Zambelli, sindaco di Val , comune nato un anno fa (il 4 febbraio 2014) dalla fusione tra e . «Personalmente, in nove mesi di amministrazione ho imparato ad apprezzare di più i miei cittadini e il territorio, specialmente quello di . Ora siamo un paese solo ed è vero, come si dice, che l’unione fa la forza». Le preoccupazioni della gente Fin dall’inizio del processo di fusione le preoccupazioni – e, perché no, i timori – di cittadini e amministratori sono rivolte al problema della rappresentanza politica dei comuni. Da una parte la riflessione fatta dai due più piccoli (oltre a , poco meno di 400 abitanti, c’era anche , coi suoi 80 residenti) suona così: «Verremo schiacciati dalla centralità di Brembilla, non riusciremo a eleggere nessuno in municipio e finiremo per ricoprire un ruolo marginale».

Quella dei brembillesi, invece, va esattamente nella direzione opposta: «Ci uniamo a comuni più piccoli che poi dovremo mantenere». Ma Blello, con l’elezione a sindaco nel 2012 di Luigi Mazzucotelli, ci ripensa e si smarca. Come nel caso di Sant’Omobono Terme, a portare avanti il progetto restano due comuni. «A distanza di un anno possiamo dire che le preoccupazioni manifestate dalla gente erano infondate – è il commento di Gianni Salvi, ex sindaco di Brembilla, promotore dell’iniziativa già a partire dal 2011 insieme al primo cittadino di Gerosa, Pierangelo Monzani, e oggi capogruppo di minoranza di Valbrembilla – non è cambiando il nome che cambiano le cose. Anzi, le due entità si sono arricchite.

È come quando due si sposano. E questo le , confrontandosi con la realtà, lo hanno capito». La rappresentanza Il problema della rappresentanza, però, resta. «Durante la campagna elettorale dello scorso anno – ricorda Zambelli – era stato proposto di istituire la figura del prosindaco. In questo modo Gerosa avrebbe avuto un suo esponente politico in giunta. Ma il commissario aveva già scelto la strada delle delegazioni, tanto è vero che oggi, in Consiglio comunale, ce ne sono due: una che rappresenta l’ex comune di Brembilla e una quello di Gerosa». Tra i punti del programma elettorale promosso da Zambelli c’è «la creazione di un consiglio delle frazioni, che terrà conto di tutte le espressioni territoriali, comprese Laxolo e Sant’Antonio. Per questo si è modificato lo statuto comunale – continua Zambelli –. Si tratta di un organo in grado di garantire la rappresentanza.

È ovvio, non avrà la facoltà di avanzare richieste durante il Consiglio comunale, ma sarà a disposizione del sindaco e di chi governa per portare alla luce i problemi del territorio e per cercare, insieme, la via migliore per risolverli. Il consiglio delle frazioni avrà il compito di riunirsi in sedi appropriate». Gli aiuti dallo Stato Le delegazioni pensate dal commissario, dunque, saranno abbandonate. Per quanto riguarda i benefici economici, Valbrembilla ha ricevuto un bonus statale, nel 2014, pari a 250mila euro. Una cifra addirittura superiore rispetto a quella che si aspettavano gli amministratori: «Con gli interventi legati a frane e maltempo che abbiamo dovuto sopportare, quei soldi sono stati davvero utili. Diversamente, avremmo dovuto alzare le tasse. Così non è stato. Gli altri comuni sono con l’acqua alla gola, noi galleggiamo».

Alberto Marzocchi – Il Corriere della Sera

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