Zogno – Monsignor Giulio Gabanelli – ma lui vuole essere chiamato don Giulio perché dice che i titoli (la nomina è del 1989) contano poco mentre conta poter guardare al passato con serenità e la speranza di aver fatto del bene – arriva al 60° di ordinazione sacerdotale. E la parrocchia di lo festeggia stasera, alle 21, nella parrocchiale, con un concerto interpretato dalle corali Fior di Monte e Jubilate Deo. La serata è anche un’espressione di riconoscenza a don Giulio per i trent’anni di servizio sacerdotale, umano e sociale nella comunità, servizio concluso dieci anni orsono. Anche se don Giulio è rimasto anche oggi un riferimento per chi ha bisogno di aiuto morale. «E dire che io non sarei dovuto diventare prete – osserva lui – bensì veterinario o giù di lì come avrebbe voluto mio padre, esperto allevatore di bestiame e chiamato a consulto quando una bestia stava male».

E, invece, eccolo prete, lui nato a Fonteno il 28 giugno 1923 in una famiglia con 12 figli, di cui due sacerdoti, il primogenito don Pietro e lui. La sua storia personale? Da adolescente cura la piccola mandria di famiglia sui monti. Come diventa prete? «Ero chierichetto e il parroco don Giuseppe Onagro, che era un sant’uomo, mi avvicinò al servizio sacerdotale. Entrai nel 1940 nel Seminario di Clusone passando poi al Seminario di dove completai gli studi il 3 giugno 1950. Fui ordinato sacerdote dal vescovo Adriano Bernareggi». Il primo incarico di don Giulio è a come coadiutore parrocchiale. Ci resterà per dieci anni occupandosi dei giovani ai quali insegnò ad amare la montagna ed è tuttora socio del Club alpino italiano con distintivo d’onore. Si occupa di ricerche storiche, artistiche, archeologiche e paleontologiche.

Nel 1961 è coadiutore parrocchiale a Calolziocorte. Nel 1969 diventa prevosto della parrocchia di San Lorenzo a Zogno: le sue doti umane e pastorali vengono rapidamente conosciute e apprezzate al pari del dinamismo. Dinamismo che si concretizza nel restauro della chiesa, nell’ampliamento dell’oratorio e della casa di riposo di Zogno cui affianca la nuova sede di Laxolo, a . Nell’oratorio trovano casa la banda musicale e la scuola di musica; nelle due di riposo trovano spazio strutture sociosanitarie pubbliche per la . L’impegno pastorale è quantomai intenso ma don Giulio continua a coltivare la sua passione per la cultura e la ricerca, con il Museo della che lo ha avuto cofondatore e il Museo della vicaria da lui fondato. Senza mai dimenticarsi di essere prete. Ora è cappellano del convento di clausura. E la porta di casa sua è sempre aperta per chi ha bisogno.

L’Eco di Bergamo

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