casaro Brembana – In diversi settori sono frequenti i momenti di confronto fra scuola e azienda. Lo sono un po’ meno quando il secondo fattore del binomio è il mondo agricolo montano dove le aziende sono spesso realtà piccole o piccolissime. Per questo è stato motivo di interesse, e si farà il bis su altri temi, l’incontro sull’arte dei casari promosso da dirigenza scolastica e assessorato all’Agricoltura della Comunità montana di Valle Brembana che si è tenuto al Centro regionale di formazione professionale di dove si tiene il corso per cooperatore agricolo frequentato da 20 ragazzi delle Valli Brembana e Imagna.

I ragazzi si sono confrontati con maestri produttori delle eccellenze casearie brembane: il Dop, lo Strachitunt e i caprini pluripremiati. A parlarne c’erano Abramo Milesi, maestro casaro, per anni presidente della Cooperativa di e alpeggiatore; Guglielmo Locatelli, titolare dell’omonima azienda di Vedeseta e riscopritore dello Strachitunt, e Battista Leidi, conduttore dell’Azienda caprina Leidi di . «Puntiamo all’innovazione tecnologica, ma non si possono trascurare le esperienze di chi ha fatto la zootecnia di », hanno spiegato la dirigente Nadia Sicheri e l’assessore Orfeo Damiani. I maestri casari hanno raccontato la loro vita di contadini, allevatori e alpeggiatori, iniziata da ragazzini, illustrando le difficoltà ma pure le soddisfazioni
del mestiere.

«Ho cominciato ad andare in alpeggio da ragazzino – ha ricordato Locatelli – e ho continuato fino allo scorso anno. Lassù la vita è dura ma ci si abitua». «Ho imparato a fare il formaggio in alpeggio è stato il racconto di Milesi – lavorando con i mezzi di allora, poi mio padre mi ha incitato a lavorare da solo e dicono che sono diventato mastro casaro». «Facevo l’elettricista – ha spiegato Leidi – e un giorno ho comprato un paio di capre, mi sono appassionato a questo lavoro che è bellissimo e mi sono messo a fare il capraio». Nel dibattito che è seguito è intervenuto anche lo studente Patrick Bonzi di Dossena: «Ho cominciato a frequentare l’azienda di mio nonno Tino Tiraboschi a di quando avevo appena cinque anni – ha raccontato – e lui è riuscito ad appassionarmi a questo lavoro.

Mi ha insegnato a pulire la stalla, a governare il bestiame, a mungere a mano e poi con la mungitrice meccanica, a tagliare l’erba con la falce. Sempre il nonno mi ha insegnato a fare il formaggio. Ora mi so muovere abbastanza bene in azienda dove voglio continuare a stare. Per questo mi sarà utile quanto imparerò a scuola, le lingue, l’informatica, le tecniche commerciali, ma mi rendo conto che dovrò continuare ad aver ben presente quanto mi ha insegnato il nonno». Unanime il commento dei ragazzi: «L’incontro ci ha arricchiti nelle conoscenze e professionalità e pure sul piano umano».

Sergio Tiraboschi – L’Eco di