Valle – Zona a protezione speciale», in tre lettere «Zps». Una sigla che amministratori, e non solo, della valli, conoscono bene. La , in particolare quella bergamasca, è piena di vincoli paesaggistici. È territorio da preservare, diversamente da buona parte della pianura, quella Bassa che, nei prossimi anni, si candida a diventare nuovo baricentro della provincia. Bassa uguale modernizzazione e uguale arretratezza. Secondo il presidente della Comunità montana Valle Brembana Alberto Mazzoleni uno dei motivi dei ritardi della rispetto alla pianura – in termini di servizi, modernizzazione e popolazione – va ricercato proprio nei troppi vincoli ambientali.
«Brebemi sfregio al paesaggio?»


«Per chi viene da noi in vacanza – dice il presidente della Comunità montana Valle Brembana Alberto Mazzoleni – è cosa normale che la natura venga tutelata. Ma poi il turista se ne va. E la montagna resta con i suoi vincoli, troppi, a difesa del paesaggio. Da una parte sono giusti, dall’altra no. Perché allora non considerare anche Brebemi e Pedemontana uno sfregio al paesaggio e alla natura? La terra è terra, ovunque». «Se obblighiamo la montagna a rimanere incontaminata allora la riteniamo più importante della pianura – continua Mazzoleni –. Ci sta bene, ma questo va compensato in termini di aiuti allo sviluppo e soprattutto in servizi. Altrimenti rischiamo di essere solo una riserva naturale. E questo senza fare vittimismo o assistenzialismo, che non è certo nel dna dei montanari. Diversamente ci lascino utilizzare le risorse che abbiamo – dai boschi all’acqua – che di sicuro le sappiamo usare meglio di chi viene in montagna una volta all’anno».

Proprio la carenza di servizi convince molte famiglie a lasciare le valli. «Chiediamo cose semplici – prosegue Mazzoleni – dai trasporti al sociale e un ospedale più efficiente. Perché in montagna non serve solo una politica di investimenti sulle opere come magari pensano Stato e Regione». Opere che, in Valle Brembana, oggi sono legate in particolare a viabilità e turismo: partita la variante di , bisognerà pensare alle gallerie a San Giovanni Bianco e soprattutto a completare la Villa d’Almè- (con la Villa d’Almè-Paladina molto lontana e il tram leggero ancora un sogno).

Centrale lo sviluppo turistico con i progetti in corso, dalle nuove Terme di San al potenziamento di impianti e ricettività nelle stazioni sciistiche (con Foppolo e lanciate, mentre e Oltre il Colle sono in difficoltà).
«Purtroppo procediamo a tentoni e siamo preoccupati per i tempi troppo lunghi – dice il sindaco di San Pellegrino e consigliere provinciale Vittorio – ma dobbiamo crederci anche perché non abbiamo alternative». «Per troppo tempo abbiamo sottovalutato la nostra vocazione turistica – aggiunge Mazzoleni – e ora dobbiamo recuperare un gap generazionale sugli investimenti. Ci vorrà tempo e soprattutto occorrerà anche riscoprire il giusto modo di investire, cambiando mentalità e approccio al turista. In questo dobbiamo affidarci ai giovani imprenditori. Quello che noto, peraltro, è un fiorire di iniziative, soprattutto legate al settore agroalimentare. Ci sono molti giovani entusiasti dell’agricoltura. Un ritorno alla terra – che forse potrà essere a breve sancito anche dalla nascita della prima scuola dell’agricoltura – fondamentale per tenere le nuove generazioni in valle». Seppure meno forte di qualche anno fa (oggi, per esempio, la è in crescita), resta il problema dello spopolamento. «Chi nasce nelle alte valli – dice Milesi – farà il pendolare a vita: disagi e sacrifici quotidiani, dallo studente al lavoratore. Purtroppo gli aspetti positivi del vivere in una piccola comunità sono sovrastati da queste problematiche che limitano di fatto la stessa piena realizzazione delle ».

«Servono agevolazioni fiscali»
«Abbiamo bisogno di un’attenzione particolare perché, all’interno delle istituzioni, non c’è la benché minima percezione della maggiore criticità del vivere in montagna e delle ricadute più pesanti che la crisi riversa su questi territori. Una fragilità e una specificità della montagna che devono essere riconosciute anche attraverso una normativa, un sistema di finanziamento e delle agevolazioni fiscali (per esempio, per i negozianti, ndr)».

Infine l’annunciata soppressione dei piccoli Comuni, un danno enorme, secondo qualcuno. «Se il decreto sarà applicato – dice Mazzoleni – sarà l’abbandono e la conseguente distruzione definitiva della montagna». «La legge evidenzia una scarsa considerazione e conoscenza delle problematiche montane – conclude Milesi –. È fuori di dubbio che mantenere i servizi in montagna costa di più ma a chi vive in montagna devono essere garantiti gli stessi diritti di chi vive nella Bassa o in città».

Giovanni Ghisalberti – L’Eco di Bergamo