valli-orobicheNon è possibile trarre limpide conclusioni dalle attuali, seppur coerenti, supposizioni che delineano l’antica storia della nostra . Nonostante i ritrovamenti di antichissimi siti e gli accurati studi storiografici, ancora non è possibile trarre limpide conclusioni dalle attuali, seppur coerenti, supposizioni che delineano l’ antica storia della nostra valle. I notevoli studi eseguiti indicano che i primi insediamenti risalgono agli anni attorno al 402 d.C. Settantaquattro anni prima della deposizione dell’ ultimo imperatore Romolo Augusto, e della conseguente caduta dell’ Impero Romano d’ Occidente, prima i Goti di Alarico (402 d.C.), e poi gli Unni di Attila (482), diedero vita ai primi centri abitati. Già in quel remoto passato si pensa allo sviluppo della produzione di lana, resina, cera e cacio che alimentasse l’ economia di questi primi nuclei, tendenzialmente propensi alla pastorizia.

In un secondo tempo si sviluppò l’industria estrattiva in quel di ed una meno convincente ipotesi parla dello sfruttamento di miniere di ferro a e e di rame a . Proseguendo per il filo temporale che porta ai nostri giorni, si entra in una fase lunga due secoli segnata dal dominio dei Longobardi (568-774), che resero la Valbrembana una contea subordinata al ducato di . Fu appurato, poi, che un significativo contributo in termini di incremento demografico, fu apportato dai Franchi e dagli Alemanni.

Non è possibile trarre limpide conclusioni dalle attuali, seppur coerenti, supposizioni che delineano l’ antica storia della nostra valle. Le origini della Valbrembana Orientando, invece, la bussola verso gli orizzonti della Valseriana, risalterà, tra storia e leggenda, la figura di Ceronius, un guerriero militare che nacque a Innsbruck. Infatti, nel 790 d.C., stanco della vita militare, ebbe in concessione il territorio di Leverene, ora chiamato , mentre il fratello Carrerio si stanziò più a valle in contrada Carrara, l’attuale . Questi due capostipite diedero vita alle casate dei Ceroni e dei Carrara.

Avvicinandoci all’anno mille, la Valbrembana, divenne appannaggio di due vassalli: il conte Attone di Lecco e il conte Gisalberti di Bergamo. In seguito alla caduta dei vari “signorotti” locali le due contee si frammentarono, finendo sotto il diretto controllo dei vari enti ecclesiastici. Un passato non certo evanescente, dunque, ha solcato le terre delle nostre valli, eclissandosi, poi, nelle vuote lande dell’ anonimato, e vagando stremato dal silenzio della storia per secoli.

Piogge e venti hanno cancellato la maggior quantità di reperti, e le attuali certezze sono sufficienti solo per supposizioni, più o meno infondate, che franerebbero come terra friabile sotto nuove teorie. Accontentarci della gloria della leggenda, forse, è poco, ma necessario per trovare nuovi stimoli che nutrano le radici della storiografia per future certezze.

tratto dal mensile InterValli