Fiordi-Orobici36Alta Valle Brembana – «Di sicuro, qui, sono stato il primo. Ma che freddo, ragazzi. E ancora quanta neve, tantissimo ghiaccio. Mai visto a fine luglio!». Alessandro , 41 anni, di Zogno, conosciuto in come Geko e per essere il primo canoista di Brembo kayak, ne ha combinata un’altra delle sue (imprese): venerdì alle prime luci dell’alba s’è portato la canoa fino ai 2.140 metri del lago del Diavolo, sopra il rifugio Longo, territorio di Carona. Per una pagaiata decisamente poco canonica. Così, per due ore, lo spettacolare laghetto nel quale si specchia il monte Aga è diventato per lui un fiordo orobico. La «scusa» di portare in salvo una marmotta sconsolata sola su un blocco di ghiaccio in mezzo al lago non tiene proprio. «Tutta “colpa” di Enzo Migliorini, il rifugista del Longo – spiega , che già alcuni anni fa tentò l’attraversata scialpinistica delle Orobie –. Da tempo mi chiedeva di poter avere delle foto del laghetto del Diavolo con la mia canoa dentro. Quest’anno era la volta buona: di neve ne è scesa tantissima e sull’acqua ci sono ancora enormi blocchi di ghiaccio che non si sono sciolti. È la conseguenza della grande quantità di neve scesa quest’inverno ma soprattutto delle scaricate dal monte Aga, da un canalone sempre all’ombra».

Lassù, canoa in spalla E qui, a oltre 2.000 metri, il freddo, anche a fine luglio si fa ancora sentire. Anche perché Gherardi e i suoi compagni d’avventura (alcuni fotografi del portale Internet www..it che hanno poi documentato con le loro immagini l’«impresa»), arrivano al rifugio Longo che sono le 5: Gherardi, con i 16 chili della canoa in spalla, dopo una ventina di minuti di raggiunge il lago del Diavolo. Ed è pronto per scendere in acqua: «Devo dire che l’idea che da tempo mi si proponeva di fare un giro al lago del Diavolo con la canoa – spiega – mi ha sempre fatto un po’ paura. Un po’ per il nome tetro, ma soprattutto per l’acqua gelida. Se qui non riesci a fare eskimo (la tecnica usata per riportare in posizione la canoa dopo che questa si è ribaltata, ndr) rischi veramente di finire male, molto male». E, aggiunge il canoista: «Perdipiù avevamo scelto di salire prestissimo perché le davano nebbia e nuvole già in tarda mattinata. Così faceva ancora più freddo, c’era brina sui prati e forse ci saranno stati 3 o 4 gradi.Le mani mi gelavano. Non vedevo l’ora che arrivasse il sole». Ore 6: in acqua Gherardi scende in acqua verso le 6 e vi rimane fino alle 8,30, fa alcuni giri del lago, lambisce gli spettacolari blocchi di ghiaccio. E si esibisce, per la gioia dei fotografi, in alcune immersioni con la canoa.

«Un’esperienza straordinaria, bellissima – conclude entusiasta della sua impresa il canoista di Zogno – in un luogo meraviglioso, che adoro. Tanto che proprio l’ultima sciata della stagione l’avevo fatta, a inizio giugno, scendendo dal monte Aga nel laghetto del Diavolo. Pensavo di non tornarci più. E, invece… eccomi qui con la canoa». Le foto sono altrettanto spettacolari, sembrano cartoline di fiordi norvegesi. Ma siamo in alta Val Brembana. Sembra di essere in primavera, invece siamo a fine luglio e anche a quote meno impegnative dei 2.140metri del lago del Diavolo non è che poi faccia così caldo.

L’Eco di Bergamo

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