Valle – Annata positiva, il 2013, per il Consorzio dei produttori per la tutela del formai dè mut dop dell’Alta Valle Brembana, sul piano contabile e sul piano della quantità e della qualità della produzione. Lo ha confermato con i numeri la relazione presentata dalla presidente Francesca Monaci ai soci partecipanti –14 aziende di cui 12 individuali e 2 cooperative che associano una settantina di aziende conferenti il latteall’assemblea annuale. Insieme ai soci hanno partecipato all’assemblea rappresentanze di enti sostenitori del consorzio: la con il dirigente di filiale di Maurizio Rota, la provinciale con la vicepresidente Lucia Morali, Gianfranco Drigo, direttore della di Valle Brembana con l’assessore all’agricoltura Orfeo Damiani, il , e il Centro servizi aziendali con il direttore Maurizio Cangelli.

Soddisfazione è stata espressa, da parte dei soci, alla gestione della presidente Monaci. La gestione consortile è stata intensa di iniziative promozionali della produzione, con la partecipazione ad una quindicina di eventi(mostre e convegni di settore) anche di livello nazionale, tra i quali anche la presenza a Bergamo Scienza.

Altro elemento impostante che ha caratterizzato il 2013, la quantità e la qualità della produzione. Nonostante lo stato di crisi del mercato, ambedue i dati sono positivi: sono state immesse sul mercato oltre seimila forme equivalenti a circa 700 quintali di prodotto di alta qualità. In particolare, la quantità della produzione (che non è da grandi numeri) attesta la specificità di un prodotto sostanzialmente di nicchia e l’esempio di biodiversità poiché il perimetro territoriale di produzione è ristretto. Costante, invece, l’impegno per la valorizzazione del prodotto che passa attraverso la scelta di un più ampio impegno sul fronte del riconoscimento della marchiatura: un impegno, questo, su cui si è prodigata l’attività del consorzio. Nel corso del 2013 va poi evidenziato come il Consorzio abbia registrato un nuovo ingresso nel novero delle aziende produttrici, per iniziativa di alcuni giovani produttori. Anche questo un elemento positivo, tanto più se considerato nell’ottica della futura presenza del settore primario nell’Alta Valle Brembana.

L’Eco di Bergamo