Capra orobica, re e regina di San Giovanni e Valgoglio

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fiera-capre-branzi13Branzi – Il re troneggia a San Giovanni Bianco, la regina a Valgoglio. Tutt’e due sono stati insigniti del titolo all’ultradecennale mostra interprovinciale delle capre di razza Orobica o di Valgerola, l’ultima della stagione, svoltasi ieri a Branzi. A organizzare l’evento è l’Associazione caprai della Valfondra, di cui è presidente Vilma Midali, allevatrice in località Cornel di Feles a Branzi, che due anni fa ha lasciato la guida dell’azienda al figlio Stefano Tomaselli, venticinquenne. Uno dei giovani che in tempi recenti hanno deciso di farsi imprenditori nel settore caprino e ora è titolare del più folto allevamento, con oltre 250 capi stallati, in prevalenza delle razze orobica e saanen. E l’occasione è utile per chiedergli se un giovane può vivere dignitosamente con questo mestiere. «Sì, ci può vivere – dice -, ma si sappia in partenza che c’è da lavorare sodo sette giorni su sette, che ci si deve aggiornare professionalmente con continuità e ci si deve saper muovere sul mercato per la vendita della produzione casearia e del capretto.

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A Branzi l’ultima fiera con le capre orobiche

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Branzi – Erano state le capre lo scorso agosto con la mostra provinciale di Roncola San Bernardo, sono ancora le capre oggi a Branzi a chiudere la stagione autunnale delle rassegne zootecniche brembane. È infatti in programma la mostra concorso dei capi di razza Orobica o di valgerola, allevati prevalentemente sulle montagne che stanno tra la Valle Brembana, la Valsassina e la Valtellina oltre che nel Comasco e da qualche tempo presenti con qualche nucleo pure in Val Seriana. Il ritorno di molti giovani in montagna, il binomio sempre più accentuato con l’attività agrituristica ha favorito la crescita dell’allevamento caprino, a maggioranza di manodopera femminile. Zootecnia minore ma significativa, e con buone prospettive per il futuro, essendo sempre più richiesta la produzione casearia del settore.

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Bracca, setter avvelenati, già quattro dal 2009

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setterBracca – Con questi due esemplari sono già quattro i setter che mi hanno avvelenato dal 2009». ValentinoCattadori, cacciatore di 63 anni, di Bracca, è amareggiato e arrabbiato. La scorsa settimana, nei boschi sopra il paese, a circa 1.000 metri di quota, ha perso due dei suoi quattro setter inglesi con cui stava conducendo una battuta di caccia. I cani sono stramazzati a terra in pochi secondi. Per loro nulla da fare. Sono stati portati in spalla fino a casa e quindi al Centro zooprofilattico dell’Asl di Bergamo. Con Brina e Norma – così si chiamavano i due esemplari, sorelle di circa due anni di età – salgono a quattro i cani uccisi. «Purtroppo rappresenta solo l’ultimo episodio di una lunga serie – spiega Cattadori – successo a me ma anche a gente comune che va a passeggio nel bosco col proprio cane, sempre nelle nostre zone».

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Perdita di acido nel torrente a Bracca

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Bracca – Acido cloridrico nelle acque del torrente Serina. Lo sversamento accidentale, che per fortuna è stato bloccato in tempo e non ha avuto conseguenze gravi sull’ambiente, è avvenuto nel primo pomeriggio di ieri a Bracca, in località Galleria. Qui ci sono le opere di captazione dell’acqua che, arrivando dalle sorgenti in territorio di Algua, viene convogliata nell’acquedotto costruito agli inizi del secolo scorso per essere portata a Bergamo servendo anche i comuni lungo il tragitto. Prima di entrare nell’acquedotto l’acqua transita in un edificio a Bracca nel quale c’è appunto un serbatoio di acido cloridrico, reagente che, miscelato ad altre sostanze, viene impiegato nelle operazioni di disinfezione.

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